Il simbolismo della Pasqua e il ritorno di Elia

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La restaurazione delle chiavi del sacerdozio nella Pasqua del 1836

Tratto dalla rivista La Stella (giugno 1986)  della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni1

Domenica 3 aprile 1836, giorno di Pasqua, il Salvatore, Mosè, Elias ed Elia apparvero in successione nel Tempio di Kirtland e restaurarono le chiavi del sacerdozio necessarie per la dispensazione della pienezza dei tempi (vedere DeA 110). La venuta di Elia era stata profetizzata più di ventidue secoli prima da Malachia (vedere Malachia 4:5; DeA 110:14).
John P. Pratt

II presente articolo tratta dell’importanza di questa restaurazione e propone la tesi che essa avvenne in un giorno scelto anche per il suo significato simbolico. Per sottolineare meglio questo simbolismo si mostrerà che nella cerimonia pasquale era prefigurata la sequenza della morte e della resurrezione del Signore. Passeremo poi a parlare del ritorno di Elia, che gli Ebrei attendono già da tempo per la loro Pasqua, nonché del simbolismo del giorno del ritorno di Elia nel 1836.
Il lettore deve tenere presente che gli argomenti trattati in questo articolo sono complessi e che alcuni dei dati su cui ci si basa sono per loro stessa natura inesatti. Siamo tuttavia certi che il lettore troverà le conclusioni da noi proposte di grande interesse (vedere alla nota [1], dopo il testo, un commento aggiuntivo sulla natura dei dati di cui si fa uso in questo articolo).

Il simbolismo della Pasqua

2Nella prima parte abbiamo ammesso che la resurrezione del Salvatore ebbe luogo la domenica dopo la Pasqua ebraica, il 16 Nisan, ossia il 3 aprile dell’anno 33 d.C. del nostro calendario gregoriano [2]. Ma il rapporto tra la Sua resurrezione e la Pasqua ebraica non rappresenta soltanto una semplice coincidenza di date. Il Signore istituì la celebrazione della Pasqua al tempo dell’esodo degli Israeliti dall’Egitto per commemorare la liberazione dalla schiavitù, dopo che l’angelo della morte aveva ucciso i primogeniti d’Egitto lasciando invece in vita i primogeniti degli Israeliti passando oltre le loro soglie (vedere Esodo 12). (Si ricordi che la parola Pasqua deriva da un termine ebraico che significa “passare sopra”, n.d.t.). Tuttavia analizzando il simbolismo della Pasqua si vedrà chiaramente che la cerimonia pasquale non è soltanto un simbolo della redenzione di Israele dalla schiavitù, ma anche una similitudine della redenzione dell’umanità dalla morte e dal peccato a opera dell’Agnello di Dio.
I profeti predicavano che le ordinanze della legge di Mosè (quali la Pasqua) erano simboli di cose a venire. Per esempio, Abinadi spiegava che ai figliuoli di Israele era stata data “una legge di cerimonie esteriori e di ordinanze» e diceva che “tutte queste cose erano simboli di eventi futuri” (Mosia 13:30-31). Egli riassunse il suo possente discorso, con il quale condannava i malvagi sacerdoti per non aver insegnato la natura profetica della legge di Mosè, con la seguente dichiarazione conclusiva: “Dunque, se voi insegnate la legge di Mosè, insegnate pure che è un simulacro di cose a venire. Insegnate loro che la redenzione viene mediante Cristo, il Signore” (Mosia 16:14-15; vedere anche 13:30-33).

3Anche Paolo insegnava che la legge di Mosè era “il nostro pedagogo per condurci a Cristo” (Galati 3:24) e che era “un’ombra dei futuri beni” (Ebrei 10:1). Per quale aspetto l’annuale cerimonia della Pasqua era una prefigurazione della redenzione che sarebbe venuta per mezzo di Cristo? Esamineremo la cerimonia della Pasqua per vedere come essa simboleggi non soltanto gli elementi dell’Espiazione, ma anche la loro precisa datazione. La festa della Pasqua si incentrava sull’agnello sacrificale, maschio, senza difetto, senza ossa rotte anche dopo la morte (vedere Esodo 12:5,46). Gesù quindi era la “Pasqua”, l’Agnello di Dio (1 Corinzi 5:7; Giovanni 1:29) maschio senza difetto, senza ossa spezzate neppure dopo la morte (Giovanni 19:36). Egli era il Primogenito di Dio nell’esistenza pre terrena (DeA 93:21), santificato nella carne come lo erano i primogeniti d’Israele (Esodo 12:23-24) e ucciso come lo erano stati i primogeniti d’Egitto (Esodo 12:29).
L’agnello pasquale doveva essere scelto il 10 Nisan, cioè il decimo giorno del mese lunare ebraico di Nisan. Doveva essere ucciso da “tutta la raunanza di Israele, congregata” il 14 Nisan (Esodo 12:6) che di solito era il giorno della prima luna piena di primavera. Le fonti ebraiche ci dicono che l’agnello era sacrificato tra le tre e le cinque di pomeriggio di quel giorno [3].
Anche Gesù fu “scelto” il 10 Nisan [4] al suo ingresso trionfale a Gerusalemme, quando fu salutato come il Messia (vedere Matteo 21:1-9; Marco 11:1-11; Luca 19:37-40; Giovanni 12:12-16) come era stato profetizzato da Zaccaria (Zaccaria 9:9). La moltitudine che si era radunata a Gerusalemme per la Pasqua più tardi acconsentì alla sua morte quando essi “tutti” gridarono, il 14 Nisan, “Sia crocifisso” (Matteo 27:20-23). L’Agnello di Dio morì circa alle tre del pomeriggio (Matteo 27:46) il giorno della preparazione della Pasqua (Giovanni 19:14), il 14 Nisan, proprio quando anche gli agnelli pasquali venivano uccisi.
Naturalmente all’ingresso trionfale di Gesù le moltitudini non capivano che stavano scegliendo l’Agnello di Dio per il sacrificio, ma credevano di scegliere un re (Luca 19:38) che, come esse si aspettavano, le liberasse dal dominio di Roma. E alla Crocifissione esse non sapevano che stavano sacrificando l’Agnello di Dio, ma credevano di mettere a morte un impostore che non era neppure in grado di salvare la propria vita (Matteo 27:41-44).
La preparazione dell’agnello per la festa doveva essere completata in fretta prima del tramonto, dopo di che avrebbe avuto inizio il primo giorno della Pasqua, il 15 Nisan, un giorno consacrato come giorno di Sabato particolare. Dopo il tramonto l’agnello veniva mangiato insieme ad erbe amare, pane azzimo e vino. Questo pasto rituale della Pasqua era anche chiamato la festa degli azzimi; segnava l’inizio di una settimana durante la quale non si sarebbe potuto mangiare pane lievitato, per simboleggiare la fretta dei preparativi per la partenza che non aveva permesso di lasciar lievitare il pane (Esodo 12:18-20, 34, 39; Levitico 23:6-8).
Nello stesso modo il corpo di Gesù dovette essere preparato affrettatamente per la sepoltura, prima che il tramonto segnasse l’inizio di quel Sabato, che sarebbe stato “un gran giorno” (Giovanni 19:31) perchè non era un semplice Sabato, ossia la festa settimanale degli ebrei, ma era anche il 15 Nisan, il primo giorno della Pasqua. Fu il 15 Nisan, dopo l’uccisione dei primogeniti, che il Faraone dichiarò liberi gli schiavi israeliti. Dopo il loro lungo periodo di schiavitù in Egitto quello dovette essere un giorno di grande gioia. Il 15 Nisan era consacrato come festività annuale appunto per commemorare il giorno in cui il popolo di Israele era stato liberato dalle catene della schiavitù (vedere Esodo 12:14-17, 29-31; 13:3, 14-15).

5Nello stesso modo il 15 Nisan del 33 d.C, giorno della Pasqua ebraica, il Salvatore proclamò la libertà a coloro che erano prigionieri nel carcere degli spiriti, dopo il loro lungo periodo di schiavitù (vedere DeA 138:18, 31, 42; Isaia 61:1). Prima dell’arrivo del Salvatore “essi si erano radunati nell’attesa della venuta nel mondo degli spiriti del Figlio di Dio che avrebbe proclamato la loro redenzione dalle catene della morte”. Infatti, essi stavano già “gioendo nell’aspettativa della liberazione dalle catene della morte” (DeA 138:16,18). Il fatto che si fossero radunati, che gioissero nell’attesa della loro liberazione, ci fa capire che essi attendevano il Suo arrivo per il giorno della Pasqua ebraica,il giorno della liberazione.
La legge di Mosè prescrive che “il giorno dopo il Sabato” della Pasqua il sacerdote doveva agitare una mannella di spighe come primizia della raccolta davanti al Signore [5] (vedere Levitico 23:10-12). La domenica di Pasqua, il 16 Nisan, cioè il mattino dopo il Sabato ebraico [6], il Salvatore mediante la Sua resurrezione diventò la “primizia di quelli che dormono” (Corinzi 15:-20, 36-38). Gesù aveva già dichiarato che Egli era come il chicco di grano che è destinato a rimanere solo a meno che non muoia nel terreno, dal quale può allora portare molto frutto (vedere Giovanni 12:23-24). Anche Lehi spiegò che il Salvatore “essendo Lui il primo a risuscitare è la primizia di Dio, inquantochè Egli intercederà per tutti i figliuoli degli uomini; e coloro che credono in Lui saranno salvati” (Nefi 2:8-9).
Pertanto gli elementi della cerimonia pasquale prescritti così minuziosamente prefiguravano esattamente sia gli eventi dell’Espiazione che il momento in cui ognuno di essi doveva accadere. Il sacrificio dell’agnello pasquale il 14 Nisan avveniva non soltanto per ricordare che gli Israeliti erano stati salvati grazie al sangue dell’agnello sparso sulle loro case in Egitto (Esodo 12:13), ma prefigurava anche quel 14 Nisan in cui si sarebbe compiuto il grande sacrificio dell’Agnello di Dio. La festa del 15 Nisan non celebrava soltanto la liberazione degli schiavi d’Egitto: quel giorno sarebbe stato anche un momento di gioia ancora più grande quando il Salvatore avrebbe proclamato la liberazione dei prigionieri nel carcere degli spiriti.

5E il terzo giorno, il 16 Nisan, non era soltanto il giorno in cui le primizie del raccolto dell’orzo venivano offerte al Signore, era anche il glorioso giorno della Resurrezione: la primizia della raccolta delle anime. La Tavola 1 riassume questi fatti, comprese le date corrispondenti del nostro calendario gregoriano secondo la cronologia pro-posta nella prima parte di questa serie di scritti. Quando si comprende come la cerimonia della Pasqua nella legge di Mosè trova il suo adempimento nella resurrezione di Cristo, si trova una ulteriore conferma della data proposta per la Resurrezione grazie alla cosiddetta “considerazione tipologica”. Per esempio, la legge di Mosè richiedeva specificamente che l’agnello fosse sacrificato il 14 Nisan, e questo fatto contrasta con una eventuale Crocifissione avvenuta il 15 Nisan (possibilità esposta nella prima parte). Inoltre se ammettiamo che il simbolismo dell’offerta delle primizie il mattino dopo il Sabato ebraico rappresenta la resurrezione del Salvatore, si ha una chiara indicazione che anche il mattino della prima Pasqua doveva verificarsi nello stesso giorno [6].
Per sottolineare l’importanza del fatto che la resurrezione del Salvatore ebbe luogo di domenica, il sacro giorno di festa fu cambiato dal Sabato, il settimo giorno, che rappresenta il giorno di riposo dopo la fatica della Creazione (Esodo 20:11), alla domenica, o giorno del Signore (Atti 20:7; DeA 59:12), il giorno glorioso della resurrezione del Salvatore.
La storia della Pasqua consta di due parti principali: la sofferenza del Salvatore e il Suo trionfo. I simboli del sacramento ci ricordano la Sua sofferenza, sia nel corpo che nello spirito (vedere DeA 19:18; 20:75-79). Il giorno di festa fu cambiato dal sabato alla domenica in ricordo del giorno del trionfo, quando il giorno della morte era stato superato. In un certo senso noi celebriamo la Pasqua ogni domenica prendendo il sacramento.
Pertanto è chiaro che il Signore usa dei simboli per ricordare al Suo popolo i punti fondamentali dell’Espiazione, incluso il giorno in cui essa fu compiuta. II giorno della resurrezione di Gesù era tanto importante da essere commemorato in precedenza nella cerimonia della Pasqua ebraica ed anche da essere celebrato in seguito spostando la festività dal sabato alla domenica. Passeremo ora ad esaminare l’importanza di un altro evento collegato alla Pasqua: il ritorno di Elia e poi tratteremo del significato della data in cui tale evento ebbe luogo.

Il ritorno di Elia
I versetti che chiudono l’Antico Testamento contengono la promessa di Malachia secondo cui il profeta Elia sarebbe stato mandato prima del Messia per assolvere un’importante missione: «Ecco, io vi mando Elia, il profeta, prima che venga il gio5rno dell’Eterno, giorno grande e spaventevole. Egli ricondurrà il cuore dei padri verso i figliuoli, e il cuore dei figliuoli verso i padri, ond’io, venendo, non abbia a colpire il paese di sterminio» (Malachia 4:5-6). Le parole di Malachia erano considerate talmente importanti, che il Salvatore rivelò ai Nefiti nella loro interezza i capitoli 3 e 4 di Malachia che terminano con questa profezia del ritorno di Elia. Dopo aver comandato loro di scriverne le parole (Nefi 24:1) Egli dichiarò: «Queste Scritture, che voi non avete con voi, il Padre mi ha comandato ch’Io ve le dia; poiché era nella sua saggezza che esse fossero trasmesse alle generazioni future» (Nefi 26:2).
E’ chiaro che il ritorno di Elia sarebbe stato un evento importante nel corso della restaurazione che avrebbe preceduto la seconda venuta del Salvatore. La prima profezia che Moroni citò a Joseph Smith fu proprio quella di Malachia (Joseph Smith 2:36-39) di cui modificò le parole in maniera da chiarire lo scopo del ritorno di questo profeta. Questi infatti avrebbe rivelato il sacerdozio per piantare nel cuore dei figli le promesse fatte ai padri e volgere il cuore dei figli verso i loro padri (vedere DeA 2:1-2).
Il ritorno di Elia predetto dagli Scribi del tempo di Gesù è ancora atteso dal popolo ebraico ad ogni Pasqua. Infatti la tavola viene apparecchiata con un bicchiere di vino in più destinato a lui e durante il pasto si apre la porta perché egli possa entrare. L’origine della tradizione secondo la quale Elia sarebbe ritornato per la Pasqua ebraica si perde nell’antichità. Si è supposto che il ritorno di Elia fosse collegato alla Pasqua, festa che commemorava la redenzione di Israele, perché egli avrebbe annunciato la venuta del Messia, il Redentore d’Israele [7]. Quale che sia l’origine dell’associazione di Elia con la Pasqua ebraica, tale tradizione si mostrò giusta quando Elia ritornò alla Pasqua del 1836. Tuttavia egli non tornò a un tavolo della cena pasquale, quando il bicchiere veniva preparato per lui, la sera di venerdì 1° aprile [8]. Invece egli ritornò la domenica di Pasqua, il secondo giorno della Pasqua ebraica, il giorno della presentazione delle primizie del raccolto.
La domenica di Pasqua 3 aprile 1836 il profeta Elia ritornò e adempì la profezia di Malachia (vedere Malachia 4:5-6) restaurando le chiavi del sacerdozio nel Tempio di Kirtland.

6Il lungamente atteso ritorno di Elia avvenne nel Tempio di Kirtland la domenica di Pasqua, 16 Nisan, 3 aprile 1836. Prima apparve il Salvatore seguito da Mosè, poi da Elias ed infine da Elia. Mosè restaurò le «chiavi del raduno d’Israele», uno dei preparativi necessari per la Seconda Venuta. Queste chiavi includono quelle del raduno della dispersa Israele dai quattro canti della terra e quelle per ricondurre le Dieci Tribù dal paese del Nord (DeA 110:11).
Elias «consegnò la dispensazione del vangelo di Abrahamo, dicendo che in noi e nella nostra posterità tutte le generazioni dopo di noi sarebbero state benedette» (DeA 110:12). Elia restaurò «il potere di detenere le chiavi delle rivelazioni, ordinanze, oracoli, poteri e dotazioni della pienezza del Sacerdozio di Melchisedec e del regno di Dio sulla terra; e ricevere, ottenere e celebrare tutte le ordinanze proprie del regno di Dio fino a volgere il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri, non escludendo coloro che sono in cielo» [9]. Il profeta Joseph Smith spiegò che «lo spirito di Elias viene prima, poi Elia e quindi il Messia. Elias è un precursore con il compito di preparare la via, lo spirito e il potere di Elia viene dopo, con le chiavi del potere, edificando il tempio, ponendo i suggelli del Sacerdozio di Melchisedec sulla casa d’Israele, e preparando tutte le cose; quindi il Messia entra nel Suo tempio ed è l’ultimo dei tre» [10]. Pertanto la venuta di Elia il 3 aprile 1836 doveva aver luogo dopo che fossero ritornati dei precursori, nello spirito di Elias, per preparare la via (vedere DeA 27:6-7; 128:20-21). Al suo ritorno Elia dichiarò: «Le chiavi di questa dispensazione sono dunque messe fra le vostre mani; e da questo voi potrete sapere che il giorno grande e terribile del Signore prossimo, anzi alla porta» (DeA 110:16). Con la restaurazione delle chiavi della dispensazione della pienezza dei tempi (DeA 112:30) la Chiesa avrebbe quindi potuto «preparare la via per l’edificazione del Regno prima che venisse il grande giorno del Signore» [11]. Presenteremo ora un’ulteriore testimonianza proveniente dall’astronomia per indicare che la Pasqua del ritorno di Elia fu invero uno straordinario anniversario del giorno della resurrezione del Signore.

Una Pasqua eccezionale dal punto di vista astronomico

Gli antichi profeti avevano ricevuto delle rivelazioni per calcolare il tempo in base all’astronomia. Ad Abrahamo, per esempio, fu «dato a conoscere i calcoli del tempo» per quanto riguardavano la terra, la luna e il sole; poi gli fu mostrato che questi «lum7i nella distesa del cielo» dovevano «servire come segni e per indicare le stagioni, i giorni e gli anni» (Abrahamo 3:6; 4:14). In obbedienza alle direttive del Signore Abrahamo quindi insegna queste cose agli Egiziani (Abrahamo 3:15; vedere anche il facsimile 3), i quali a loro volta le insegnarono forse a Mosé, che fu allevato come nipote del Faraone (Esodo 2:10). Mosé ricevette anche delle rivelazioni in cui si menzionava l’osservanza del sole e della luna per calcolare il tempo (Mosé 2:14), sistema di calcolo che sarebbe stato usato nella legge di Mosé per determinare i giorni sacri (Levitico 23).
Anche ai nostri giorni il Signore ha promesso che «tutti i giorni, tutti i mesi e gli anni fissati, e tutta la durata dei loro giorni, dei loro mesi e dei loro anni, e tutte le loro glorie, leggi e tempi fissati saranno rivelati nel giorno della dispensazione della pienezza dei tempi» (DeA 121:31).  Poiché come astronomo avev8o studiato il calendario lunisolare, (ciò un calendario che si basa sull’anno solare e sul mese lunare contemporaneamente, N.d.T) trovai interessante il fatto che il ritorno di Elia si era verificato non soltanto durante la settimana della Pasqua, come previsto dagli Ebrei, ma anche nella domenica di Pasqua che era calendarialmente simile alla data proposta per la resurrezione del Salvatore, essendo sia il 3 aprile del calendario gregoriano che il 16 Nisan del calendario ebraico.
Anche ai nostri giorni il Signore ha promesso che «tutti i giorni, tutti i mesi e gli anni fissati, e tutta la durata dei loro giorni, dei loro mesi e dei loro anni, e tutte le loro glorie, leggi e tempi fissati saranno rivelati nel giorno della dispensazione
della pienezza dei tempi» (DeA 121:31). Poiché come astronomo avevo studiato il calendario lunisolare, (ciò un calendario che si basa sull’anno solare e sul mese lunare contemporaneamente, N.d.T) trovai interessante il fatto che il ritorno di Elia si era verificato non soltanto durante la settimana della Pasqua, come previsto dagli Ebrei, ma anche nella domenica di Pasqua che era calendarialmente simile alla data proposta per la resurrezione del Salvatore, essendo sia il 3 aprile del calendario gregoriano che il 16 Nisan del calendario ebraico.
Era soltanto una coincidenza calendariale, oppure il momento del ritorno di Elia era stato scelto di proposito perché corrispondesse a una particolare Pasqua secondo la tradizione ebraica? Gli studi svolti per rispondere a queste domande mi portarono a scoprire un intervallo di tempo che  tanto straordinario in senso astronomico da sembrare una prova che il momento del ritorno di Elia fu scelto attentamente.
9La Pasqua cade sempre di domenica, di solito la prima domenica dopo la Pasqua ebraica. Questa scelta calendariale commemora la resurrezione del Salvatore avvenuta la domenica e serve anche come memento che Egli fu crocifisso alla Pasqua ebraica, la cerimonia che prefigurava il Suo grande sacrificio. A causa del rapporto tra la Pasqua ebraica e il calendario lunisolare, la nostra Pasqua di solito cade nella prima domenica dopo la prima luna piena o dopo l’equinozio di primavera. Pertanto la data della Pasqua varia di anno in anno e può cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile.
La Pasqua cade sempre di domenica, di solito la prima domenica dopo la Pasqua ebraica. Questa scelta calendariale commemora la resurrezione del Salvatore avvenuta la domenica e serve anche come memento che Egli fu crocifisso alla Pasqua ebraica, la cerimonia che prefigurava il Suo grande sacrificio. A causa del rapporto tra la Pasqua ebraica e il calendario lunisolare, la nostra Pasqua di solito cade nella prima domenica dopo la prima luna piena o dopo l’equinozio di primavera. Pertanto la data della Pasqua varia di anno in anno e può cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile. Di conseguenza soltanto circa una Pasqua su trenta può cadere in un determinato giorno di questo periodo, per esempio il 3 aprile. Inoltre le nostre Pasque non cadono tutte nello stesso giorno del mese ebraico, ma di solito tra il 15 e il 21 Nisan. Pertanto, con quale frequenza la domenica di Pasqua cade contemporaneamente sia il 3 aprile che il 16 Nisan, come avvenne nel 33 d.C. La risposta: in media meno di una volta per secolo. Quello del 1836 fu l’unico caso che si verificò nel diciannovesimo secolo.
E’ interessante notare che l’esattezza dell’allineamento calendariale tra il 33 d.C. e il 1836 ha uno scarto minore di un giorno. Per comprendere quest’ulteriore precisione, definiremo un nuovo concetto chiamato «intervallo di riallineamento» e lo applicheremo al calendario lunisolare.
II calendario lunisolare usa tre dei cicli che furono rivelati ad Abrahamo, (vedere Abrahamo 3:1-18): il giorno  é calcolato principalmente in base alla rotazione della terra, il mese in base alle fasi della luna e Vanno in base al movimento apparente annuo del sole.
Quando può la domenica di Pasqua cadere il 16 Nisan del calendario ebraico [12] e insieme il 3 aprile del nostro calendario gregoriano, che é basato sull’anno solare. Si tratta semplicemente di trovare un intervallo di tempo che corrisponda o quasi a un determinato numero di giorni, settimane, mesi lunari e anni solari. Di conseguenza un «intervallo di riallineamento » per il calendario ebraico é definito come un periodo di tempo tale che non esiste un periodo più breve che sia altrettanto vicino a un esatto numero di giorni, settimane, mesi e anni (vedere in fondo al presente articolo l’appendice «Intervalli di riallineamento»).
In quel giorno esatto la Pasqua del 1836 completava un intervallo di riallineamento calendariale ebraico di milleottocentotre anni dalla Pasqua del 33 d.C. [13]. Questo fatto comporta due conseguenze. Primo, il calendario ebraico avrebbe cominciato a ripetersi per diversi anni [14]. In secondo luogo significa che la Pasqua del 1836 era calendarialmente la più simile della storia alla Pasqua del 33 d.C. E se l’orbita della terra si mantiene immutata, quella Pasqua dovrebbe mantenere tale carattere distintivo per altri tremila anni, quando si avrà un migliore intervallo di riallineamento. Dal punto di vista dell’astronomo non si tratta di una coincidenza di poco conto. Questo risultato sembra chiaramente appoggiare la conclusione che non accadde per caso che il ritorno di Elia avvenne una domenica di Pasqua che era insieme il 3 aprile e il 16 Nisan, che calendarialmente é simile alla data scelta per la Resurrezione.
Ma prima di trattare alcuni possibili motivi di questo fatto, vediamo un secondo aspetto astronomico del momento del ritorno di Elia. Un secolo saro. L’intervallo di 658.532 giorni [15] (1803 anni) tra il 3 aprile del 33 d.C. e il 3 aprile del 1836 é notevole anche per un motivo di carattere astronomico completamente diverso da quello sopra esposto. Esatto al giorno, equivale a cento periodi saro di 6.585,321 giorni ciascuno. Il saro é un periodo di 18,03 anni, definito dagli astronomi come l’intervallo con il quale le eclissi solari o lunari spesso si ripetono [16] (vedere in fondo al presente articolo l’appendice «I saro»). Si deve sottolineare che il fatto che lo stesso periodo di tempo (1.803 anni) può essere eguagliato sia a un intervallo di riallineamento del calendario lunisolare, sia anche a cento periodi di sarà,  molto sorprendente perché la lunghezza del sarà viene determinata anche da altri fattori [17].
Il numero 100 ha qualche significato astronomico? SARO: infatti risulta che 100 periodi sarà rappresentano l’intervallo di riallineamento di un sarà con l’anno solare. Ossia, se si contano i periodi di sarà dall’eclissi lunare che si é verificata alla data da noi proposta per la Crocifissione, ossia il 1° aprile del 33 d.C, la prima volta che un saro sarebbe di nuovo iniziato il 1° aprile doveva essere nel 1836. Si noti tuttavia che per l’allineamento del saro basta che le eclissi si ripetano sino a settanta periodi sarà; pertanto le eclissi non si ripetono dopo cento periodi saro [18] D’altra parte l’allineamento orbitale é abbastanza vicino per produrre un interessante allineamento calendanale. Dopo cento periodi saro l’orbita lunare si trova più o meno ugualmente orientata rispetto al sole, il che causa l’inizio di una ripetizione anche nel calendario ebraico (perché esso usa la posizione lunare che si osserva effettivamente anziché la posizione media) [19] I calcoli indicano che l’estate del 1836 era anche la migliore calendanalmente nel calendario lunisolare ebraico basato sull’osservazione diretta [20] Ricapitolando, un periodo di 1 803 anni (658.532 giorni) rappresenta contemporaneamente due intervalli di nallineamento (1) per il giorno, la settimana, il mese e l’anno del calendario ebraico, e (2) per il saro e l’anno Questo fatto é abbastanza straordinario da meritare un nome speciale [21] Forse lo si potrebbe chiamare un «secolo saro», in quanto é composto da 100 periodi saro. Esaminiamo ora alcuni motivi che possono aver determinato una tale precisione astronomica del momento del ritorno di Elia.

II possibile significato
Le prove sopra esposte indicano che il momento del ritorno di Elia può essere stato disposto in modo che si verificasse parlando calendanalmente, nel migliore anniversario della Pasqua nella storia. Ma per quale motivo. II possibile intento del Signore in tale questione può esulare dalla nostra comprensione (vedere Isaia 55 8-9), d’altra parte le Scritture ci sono state date perché possiamo trovare in esse la conoscenza, e con questo spirito può essere corretto proporre le seguenti quattro possibilità 1 Determinazione del tempo dell’ultima dispensazione Questa e la dispensazione della pienezza dei tempi. Quando ebbe inizio?, Con la Prima Visione?, Con l’organizzazione della Chiesa? Un’indicazione per rispondere a questa domanda fu data dal profeta Joseph Smith, il quale spiego che il potere di suggellamelo di Elia era stato conferito in ogni vera dispensazione del Vangelo (DeA 128 9), e che esso «e necessario all’avvento della dispensazione della pienezza dei tempi, dispensazione che sta cominciando ora» (DeA 128 18) Pertanto e evidente che questa dispensazione non può essere pienamente iniziata prima del 3 aprile 1836, quando furono restaurate le chiavi di Elia Ma nel luglio 1837 la dispensazione stava progredendo, poiché il Signore la chiama «la dispensazione della pienezza dei tempi» e fa riferimento alle «chiavi della dispensazione » che erano state restaurate (DeA 112:30-32) Infine, la dichiarazione stessa di Elia sembra sottolineare il grande significato della data del 3 aprile 1836, poiché fu allora che egli dichiaro «Le chiavi di questa dispensazione sono dunque messe tra le vostre mani» (DeA 110:16) Ma perché si fece in modo che il conferimento delle chiavi della dispensazione della pienezza dei tempi coincidesse con uno speciale anniversario della Resurrezione?
1. Un motivo plausibile e che uno degli usi della frase «pienezza dei tempi» si riferisse al tempo in cui la legge di Mose sarebbe stata adempiuta Lehi profetizzo che il Redentore, nella pienezza dei tempi, avrebbe portato la salvezza agli uomini (vedere 2 Nefi 2 3) Paolo chiari il significato di questa frase dicendo «Quando giunse la pienezza de’ tempi, Iddio mando il suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge» (Galati 4: 4-5) Pertanto l’espressione «pienezza de’ tempi» si riferiva evidentemente al tempo in cui l’uomo sarebbe stato redento, cosa che fu portata a compimento alla resurrezione del Redentore Al suo ritorno Elia dichiaro che era pienamente arrivato il tempo per l’adempimento della profezia di Malachia (DeA 110 14), indicando che la profezia del ritorno di Elia doveva adempiersi in un preciso momento Forse egli voleva anche dire che era giunto esattamente il momento di dare inizio alla pienezza dei tempi. Cosi la domenica 3 aprile 1836 apparentemente era evidentemente il momento di aprire la dispensazione della pienezza dei tempi, in uno speciale anniversario della pienezza del tempo della Resurrezione
2. Determinazione del «periodo di Elia». Come abbiamo sopra esposto, il profeta Joseph Smith dichiarò che «lo spirito di Elias viene prima, poi Elia e quindi il Messia ». Questo insegnamento propone tre distinti periodi nella storia della Chiesa. Forse si può pensare al 3 aprile 1836 come alla chiusura della «fase di Elias», o periodo preparatorio della storia della Chiesa, in cui finalmente tutti i precursori avevano restaurato le loro chiavi nello spirito di Elias (vedere DeA 27:5-13; 128:20-21). Questo periodo può essere stato chiuso quando Elias, forse quello stesso Elias che detiene le chiavi della restaurazione di tutte le cose (DeA 27:6) ritornò, immediatamente prima di Elia. Indi il periodo successivo potrebbe essere iniziato con il lungamente atteso ritorno di Elia. La Chiesa sarebbe allora entrata in un’epoca di lavoro di tempio e di edificazione del Regno, avendo avuto la restaurazione di tutte le chiavi per la preparazione. Pertanto il «periodo di Elia» sarebbe terminato con la venuta del grande giorno del Signore, il Messia.
3. La restaurazione del Tempio. Il Signore usa il simbolismo secondo cui il Suo corpo é paragonato al Tempio (Giovanni 2:21). Appare quindi opportuno che la restaurazione del potere e della gloria del tempio sia avvenuta in tale memorabile anniversario della restaurazione del corpo del Salvatore al potere e alla gloria. Si noti che nel Libro di Mormon le parole resurrezione e restaurazione sono usate intercambiabilmente (come in Alma 40-41), il che non deve sorprenderci, giacché la resurrezione é un tipo di restaurazione. Inoltre si può notare la similitudine calendariale degli eventi della settimana precedente al 3 aprile, secondo la cronologia analizzata nella prima parte. Domenica 27 marzo del 33 d.C. il corpo di Gesù fu unto (ossia «dedicato») per la sepoltura (Giovanni 12:1-7). Similmente il tempio di Kirtland fu dedicato domenica 27 marzo 1836 (DeA 109). Inoltre durante la settimana successiva ad entrambe queste dedicazioni fu introdotta l’ordinanza del lavaggio dei piedi e fu osservato il sacramento della cena del Signore (vedere History of theChurch, 2:410-440).
4. La restaurazione del corpo della Chiesa. Anche la chiesa del Signore é stata paragonata al Suo corpo fisico. Dopo aver parlato dell’interdipendenza delle varie parti del corpo fisico, Paolo conclude: «Or voi siete il corpo di Cristo», e spiega che nella Chiesa tutti gli uffici sono importanti (1 Corinzi 12:12-31). L’organizzazione della Chiesa del Signore negli ultimi giorni ebbe luogo il 6 aprile 1830. é evidente che questa «nascita » del «corpo di Cristo» rappresentata dalla Chiesa avvenne nell’anniversario della nascita del Suo corpo fisico, il 6 aprile dell’1 d.C. Pertanto si propone una corrispondenza tra la nascita del Salvatore e la nascita della Sua chiesa. Si ammette che la domenica di Pasqua del 16 Nisan, ossia il 3 aprile 33 d.C, fu restaurato il corpo di Cristo, rivestito di una pienezza di potere e di gloria (vedere Alma 40:23). La domenica di Pasqua, il 16 Nisan, ossia il 3 aprile 1836 d.C, fu restaurato il corpo rappresentato dalla Chiesa di Cristo, rivestito della pienezza dell’autorità del sacerdozio. Pertanto si può ammettere una corrispondenza tra la restaurazione del corpo del Salvatore e la restaurazione di potere e di gloria addizionali al corpo della Chiesa.
Lo scopo di questo articolo é quello di dimostrare che le date degli eventi principali della vita di Cristo e la data del ritorno di Elia in quest’ultima dispensazione sono straordinariamente ricche di significato. La restaurazione delle chiavi di questa dispensazione fu un evento estremamente impor-tante che si verificò in un particolarissimo anniversario della data da noi proposta per la resurrezione del nostro Signore e  Salvatore, Gesù Cristo.
A Pasqua possiamo quindi ricordare non soltanto la restaurazione del corpo fisico del Salvatore, ma anche la restaurazione della pienezza del sacerdozio nel corpo della Sua chiesa.

Note
autore:John P. Pratt e laureato in astronomia e ricopre la carica di analista scientifico anziano presso l’Istituto di ricerche Eyring. é padre di cinque figli e alla data dell’articolo é presidente della Scuola domenicale del suo rione di Kaysville, Utah.
[1] Si deve premettere che le conclusioni a cui siamo arrivati nel presente articolo sono basate sulle Scritture, le fonti storiche e l’astronomia, tutte discipline in cui vi sono sempre elementi di incertezza. L’interpretazione delle Scritture riguardo alla loro corrispondenza con la storia è spesso difficile; la storia stessa é per natura inesatta e i calcoli astronomici possono essere esatti soltanto entro certi margini di errore. Inoltre la valutazione dell’importanza relativa dei dati è un fatto soggettivo, particolarmente quando da campi diversi provengono dati contrastanti. Tuttavia le coincidenze che abbiamo scoperto nelle Scritture possono essere interessanti per i Santi degli Ultimi Giorni.
[2] Vedere anche Harold W. Hoehner, Chronological Aspects of the Life of Christ, Grand Rapids, Michigan: Zondervan, 1977.
[3] Jubilees 49:1 e Giuseppe Flavio, Guerre 6, 9, 3).
[4] Giovanni dice che l’ingresso trionfale del Signore avvenne cinque giorni prima della Pasqua (Giovanni 12:1, 12-13). Calcolando il venerdì (14 Nisan) come primo giorno, la domenica (16 Nisan) é il terzo giorno dopo il venerdì; il lunedì (10 Nisan) é il quinto giorno prima di venerdì (vedere Hoehner, pag. 72).
[5] Questa cerimonia dell’agitare la mannella il 16 Nisan non deve essere confusa con la festa delle primizie (Pentecoste) che cadeva cinquanta giorni dopo (Levitico 23:16-21).
[6] I Farisei, come gli Ebrei di oggi, interpretavano il termine «sabato» come «giorno di festa» e offrivano il grano il 16 Nisan, il secondo giorno della Pasqua ebraica. Invece i Sadducei interpretavano il termine «sabato» come il sabato della settimana e presentavano le primizie la domenica dopo la Pasqua ebraica (vedere Hoehner, pagg. 83-84). Poiché nel 33 d.C. il 16 Nisan cadeva di domenica, sia i Sadducei che i Farisei presentarono le primizie il mattino da noi proposto per la resurrezione di Gesù.
[7] H. Schauss, Guide to Jewish Holy Days, Â New York: Schocken, 1969, pag. 80.
[8] Stephen D. Ricks, «The Appearance of Elijah and Moses in the  Kirtland Temple and the Jewish Passover» Brigham Young University Studies 23, autunno 1983, pagg. 483-486.
[9] Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag. 267.
[10] Ibidem, pagg. 269-270.
[11] Ibidem, pag. 270.
[12] II calendario ebraico moderno si mantiene sincronizzato con il ciclo solare intercalando degli anni secondo un ciclo metonico fisso di 19 anni, che é soltanto approssimativamente esatto Inoltre esso usa dei valori fissi del movimento medio del sole e della luna, laddove il «calendario ebraico» usato per la nostra analisi prende in considerazione le lunghezze leggermente variabili del giorno, del mese e dell’anno
[13] Le equazioni della lunghezza lentamente decrescente dell’anno tropicale e del mese lunare sinodico nei giorni medi solari sono tratti dall’opera di C W Allen, Astrophysical Quantities, London Athlone Press, 1976, pagg 19-20 Questi dati ci danno un valore medio per l’anno solare (tra il 33 e il 1836 d C ) di 365,242324 giorni e per il mese lunare sinodico di 29,530590 giorni
[14] Tuttavia il nostro calendario gregoriano non si ripeterà per lungo tempo perché l’anno 33 d C era l’anno successivo a quello bisestile, mentre il 1836 era un anno bisestile
[15] A tutte le date storiche sono assegnati dei numeri consecutivi per facilitare tali calcoli il 3 aprile del 33 d C secondo il calendario giuliano era il giorno n 1 733 206 e il 3 aprile 1836 era il n 2 391 738 (vedere W Stahlman e O Gingench, Solar and Planetary Longitudesfor Years -2500 to + 2000 by 10-Day Intervals, Madison University of Wisconsin Press, 1963, pagg 311, 546)
[16] Vedere per esempio G Abell, Exploration ofthe Universe, New York Holt, Rinehart and Winston, 1969, pagg 184-185
[17] Per esempio, la lunghezza del saro dipende dall’inclinazione dell’orbita della luna in rapporto a quella della terra Vedere Forest Ray Moulton, An Introduction to Celeshal Mechanics, New York Dover, 1970, pag 343
[18] In questo caso l’eclisse si verifico un mese lunare dopo il 1 o maggio 1836 Vedere T Oppolzer, Canon of Echpses, New York Dover, 1962, pag 372
[19] In effetti, un’aspetto delle due proprietà di riallineamento del periodo di cento

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