Il ministero, la missione e le sfide date all’umanità,
dall’uomo e Dio Gesù Cristo, Salvatore e Redentore

Ernesto Nudo – Siracusa Dicembre 2018

Nell’estate del 2014 mentre portavo ai santi del ramo di Agrigento la testimonianza della relazione speciale che ogni discepolo, testimone e dirigente della Chiesa, dovrebbe avere con il Signore Gesù Cristo, lo spirito mi corresse. Mentre parlavo fui rimproverato con dolcezza da una voce calma e tranquilla: “non è questa la visione che ti ho mostrato, non è in questo modo che puoi portare testimonianza dell’umanità del mio sacro ministero”. Capii che questo era accaduto a causa della mia impreparazione a trasferire con frasi le cose insegnare dallo Spirito. Dietro questo divino suggerimento, dopo aver corretto il mio dire, ripresi con serenità il discorso, portai a termine la testimonianza che il Cristo pur essendo Dio, nella carne ha vissuto da uomo tra gli uomini, per mostrarci che era possibile prenderlo come supremo modello da seguire, per trasformare la caducità in eternità. Oggi scrivo quanto lo spirito mi ha rivelato in merito alla relazione che ogni discepolo dovrebbe avere con il Salvatore e Redentore Gesù Cristo.

Lo scopo dello scritto è quello di rafforzare il concetto che siamo sulla terra per prepararci alla Vita Eterna, stabilire una relazione diretta con il Redentore, stimolare il lettore ad avere la conoscenza della missione di Gesù e avere quindi con Lui una forte relazione personale. Desidero che il lettore si renda conto che ogni riga di queste pagine non è un esercizio di erudizione ma è il frutto di anni di piccoli progressi, di piccole luci accese nel corso del tempo, tutte nate dopo piccoli atti di servizio, coraggio e di fede.

Differenza tra SAPERE o ERUDIZIONE e CONOSCENZA

La conoscenza è qualcosa di diverso dal semplice studio o dalla informazione. Entrambe si nutrono di affermazioni vere, ma la conoscenza è una particolare forma di sapere, dotata di una forte utilità.

Mentre lo studio e l’informazione, incluso il sapere che producono, può esistere indipendentemente da chi li utilizza, quindi il proprietario risulta essere un contenitore “informale” di nozioni e storie, la conoscenza esiste solo in quanto c’è una anima (corpo e spirito), in grado di mettere in pratica concreta il “sapere”, quindi viverla e possederla, in parole povere la conoscenza è un processo legato intrinsecamente alla vita quotidiana di chi la possiede, può essere meglio definito come colui che mette in pratica i principi del “sapere”. Resta inteso che questo approccio è universale e tocca tutte le sconfinate potenzialità dell’uomo. In questo scritto guardiamo la più importante potenzialità: “Stabilire una relazione con il maestro e Redentore Gesù Cristo. A mio avviso la relazione per la quale siamo venuti sulla terra.

I principi di cui stiamo approfondendo le conseguenze sulla persona sono assoluti, si applicano in modo universale nel vivere sociale, polito e religioso
La persona che detiene il sapere non è vincolata al rispetto dei principi del sapere ottenuto
La persona che detiene la conoscenza vive mete in pratica e rispetta i principi conosciuti

 Infatti nello studio secolare il termine “conoscenza” è usato impropriamente, risulta essere una informazione posseduta o erudizione. Infatti chi possiede la sola informazione dello studio può non necessariamente metterla in pratica nella sua vita, quindi può non avere il rispetto di ciò che asserisce di “conoscere”. L’invito affettuoso che faccio al lettore è quello che mentre legge queste righe, si confronti con sé stesso e porti la sua vita al livello della conoscenza dei fatti del ministero del Salvatore e Redentore e li viva pienamente, con modestia e semplicità giorno per giorno.

In queste pagine cercherò di avvicinare il lettore alle richieste che Gesù risorto fece ai discepoli nefiti prima di tornare in cielo. In queste richieste Gesù Dio parla della relazione che dobbiamo avere con il “Gesù Uomo”. Fino a quando guardiamo a Gesù come Dio non comprenderemo mai le sue sfide, stabiliremo una relazione affettiva con Gesù a patto che riconosciamo che le sue prove le ha vinte anche con la sua parte mortale. Invito il lettore a distinguere il Gesù uomo dal Gesù Dio. Senza questa distinzione rischiamo di perdere la visione del suo ministero, del perché ha potuto lanciare le sfide di eccellenza a ciascun essere umano.
L’uomo terreno, indipendentemente dalla razza, stato sociale, cultura e religione, tende a cercare Dio, percepisce la sua mano principalmente nella natura, nel cielo, nel ciclo delle stagioni, nel miracolo della vista, nell’acqua e nel sole. Ovunque si trovi non ha bisogno di spiegazioni, lo percepisce per il semplice fatto che questa conoscenza nasce dalla luce di Cristo, una energia invisibile che non parla alle sue orecchie ma all’anima. Speso le spiegazioni riducono questa energia.

Questo primo approccio con la divinità è fondamentale e tende a porre domande “trascendenti”.

Il termine corrispondente a trascendente è ciò che è superiore ad ogni altro, viene attribuito a ciò che è al di sopra di noi. Noi cerchiamo in Dio la trascendenza. Le domande trascendenti sono le più semplici e popolano i cuori più genuini e innocenti.

Crediamo in Dio perché alla sua percezione associamo principalmente i “concetti puri” di onnipotenza, onniscienza, amore, giustizia, saggezza, imparzialità, incoraggiamento e comprensione. Tutto questo rende la percezione di Dio come l’essere perfetto che governa ogni cosa. Il fedele si appoggia nella sua purezza interiore, su questi concetti e di conseguenza sviluppa una forte fiducia. Riconosce che Dio è il sacro scrigno in cui questi principi sono custoditi. Il fedele ha l’aspettativa che questi meravigliosi principi trascendenti sono custoditi e protetti da Dio in ogni circostanza.

 Questo è il primo approccio che si sviluppa con la divinità ed è abbastanza potente da sviluppare la “Fede” e portare all’adorazione. Questo tipo di adorazione è basata su una relazione particolare, nella quale Dio è perfetto e il fedele vive sotto questa piacevole protezione senza, possibilità di crescita, le sue imperfezioni e debolezze lo tengono lontano da Dio. Pertanto Dio è visto come un essere perfetto e amorevole, ma irraggiungibile e ineguagliabile a prescindere.

In questa visione la figura di Dio risulta sempre molto “lontana” anzi “irraggiungibile”. Questo tipo di relazione, per quanto nobile, porta il fedele ad una condizione di sudditanza schiacciante: “ti adoro perché ti temo, sono meno della polvere della terra, e a causa di questa mediocrità ho bisogno della tua protezione”. Gli uomini che adorano in questo modo sono destinati a non conoscere nulla della natura di Dio. Risulta naturale che questo tipo di rapporto Dio-Uomo ha generato grandi danni e creata tanta di quella confusione che pian piano la “religione” è divenuta terreno astratto capace di far fiorire circa 300 chiese cristiane tutte diverse.

Ma è questo tipo di fedele che Dio predilige?
E’ questo che Egli ha insegnato tramite i suoi profeti e Gesù Cristo stesso?

Dio è consapevole che la qualità di questo tipo di fede e di adorazione non porta agli scopi per cui ha creato l’uomo. Alla base del piano di Dio esiste la relazione affettiva che Lui predilige, il contatto diretto tra padre e figlio.

Quando il piano di salvezza è arrivato nel suo tempo stabilito, il figlio di Dio, Gesù Cristo, tramite il Vangelo ha mostrato la vera visione del concetto di Dio, ma anche questi insegnamenti diretti sono stati “sporcati”, per cui nella nostra generazione Dio ha ritenuto restaurare ancora una volta la bellezza e semplicità del suo piano.

Dio oltre ad essere trascendente, per amore e longanimità è anche il “Pastore” ed il “Difensore” dei suoi figli. Quando Gesù, alla fine del discorso della montagna dice ai giudei “siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste” enuncia il principio che il piano di governo di Dio verso i figli è quello di prepararli a divenire come Lui. Questo tema viene poi ampliato da Gesù nella visita al popolo nefita nel continente americano ai quali dice: vorrei che foste perfetti, come me, o come il Padre vostro che è in cielo è perfetto” (3 Nefi 12:48).

A completamento del principio di crescita, prima di accomiatarsi definitivamente dai nefiti, Gesù lascia all’umanità la sua eredità di crescita più grande: “Dunque, che sorta di uomini dovreste essere? In verità, io vi dico: Così come sono io” (3 Nefi 27:27).

Quando Geova lasciò la dimora Celeste per venire sulla terra
con il nome Gesù, il suo sacro ministero
consisteva in questa grande missione:
Portare con l’espiazione la legge della misericordia che avrebbe permesso di realizzare
il piano della salvezza e della redenzione dei figli del Padre;

3 Nefi 27 13 Ecco, io vi ho dato il mio Vangelo, e questo è il Vangelo che vi ho dato — che sono venuto nel mondo per fare la volontà del Padre mio, perché mio Padre mi ha mandato.14 E mio Padre mi ha mandato, affinché fossi innalzato sulla croce; e dopo essere stato innalzato sulla croce, potessi attirare tutti gli uomini a me.
La gloriosa missione dell’espiazione, come dichiarato direttamente dal Cristo, era incentrata sul fatto che avrebbe dovuto attirare a sé tutti gli uomini, nessuno escluso.
In altre parole, nessuna persona davanti al miracolo della misericordia portata dall’espiazione di Cristo avrebbe potuto dire:

“Questo è un affare che non è alla mia portata, io sono stato escluso”

Di conseguenza, per rendere vero il principio di “che l’espiazione doveva essere in grado di attirare tutti gli uomini”, il Padre Celeste aveva predisposto una serie di circostanze sociali, politiche e spirituali, che avrebbero improntato la vita terrena del Cristo in modo speciale.
La prima parte di queste circostanze fanno parte del piano e delle circostanze predisposto dal Padre Celeste, la seconda parte dimostra che Gesù ha abbracciato il piano del Padre personalmente in piena obbedienza al compito ricevuto.

Un atto di amore totale e incondizionato donato a tutti gli uomini

Per attirare tutti gli uomini a sé, la missione del Cristo e doveva contenere elementi semplici e profondi, tramite i quali ogni persona sarebbe stato in grado di identificarsi in Lui per stabilire una reciproca relazione profonda, sia dall’uomo verso il Cristo che dal Cristo verso l’uomo.
Questa attrazione di Salvezza e Redenzione, avrebbe dovuto avere la forza gravitazionale di non escludere nessuno. Tutti dovevano essere attratti dal Cristo, ricchi e poveri, umili e potenti, sapienti e ignoranti. Specialmente i deboli e gli ultimi avrebbero dovuto sentire l’attrazione in modo diretto, in quanto queste persone oltre ad essere nella sofferenza sociale e fisica sono anche la stragrande maggioranza della popolazione dei figli di Dio che calcano la madre terra.
Per entrare in questa vicinanza sociale e spirituale, ripassiamo alcuni aspetti dell’ebreo Gesù, si perché da questo momento in avanti, visto che Egli ha la missione di “Attirare a sé tutti gli uomini e donne” parleremo principalmente del Gesù Uomo, ovvero studieremo l’uomo mortale, lo stesso che poteva essere tentato al pari di ogni altro essere mortale, altrimenti perderemmo il significato del piano eterno di salvezza e redenzione. L’esercizio spirituale più importante da fare in questa lettura della vita del Cristo, è quello di separare gli eventi narrativi che raccontano la sua vita da quelli strutturali in cui questa vita è stata spesa. Spero con la guida dello spirito di accompagnare il lettore, passo passo, nel distinguere i due aspetti.

Gesù viene al mondo a Betlemme in una grotta e posto in una mangiatoia accanto agli animali dei campi, il bue e l’asinello

 Luca 2 1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. 2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città. 4 Dalla Galilea, dalla città di Nazareth, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta. 6 Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 7 ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
Il giorno delle doglie Giuseppe e Maria sono a Betlemme e non trovano nulla di decente che possa ospitarli, la condizione di Maria, chiaramente quella critica, di una partoriente. Ma ciò non commuove nessuno. Tutti li ignorano, nessun albergatore del tempo ha un posto per loro.
Il messaggio è chiaro, il Re dei Re, il creatore del cielo e della terra una volta fatto uomo, vivrà e governerà dal basso e non dall’alto. La sua forza sarà in sé stesso e non nella grandezza esteriore che lo avrebbe potuto circondare, come potrebbe essere stata in modo più consono al suo lignaggio, la reggia di un Re.
Egli si pone accanto alle persone umili e povere, quelle che per intenderci vivono nelle case modeste ed hanno lo stretto indispensabile per nutrirsi. I pastori, gente povera che vive con il minimo indispensabile, sono i primi invitati. infatti

Quando Il bambino viene al mondo si muovono gli angeli di Dio in modo che abbia il benvenuto sulla terra, la stessa terra che diversi millenni prima Lui stesso aveva creato

Per il benvenuto, il Padre Celeste manda gli angeli dai miti pastori che curavano il gregge vicino alla grotta di Betlemme. I pastori sono una professione speciale, vivono di quello che produce il gregge, loro sono i padroni delle pecore, si prendono cura di esse e a volte rischiano la vita quando arrivano i lupi. Quando i pastori arrivano nella grotta, come illustrato dagli angeli, si sentono alla presenza di Dio e in tutta semplicità lo adorano. Questa scena rafforza la prima, Egli è il Pastore dell’umanità ed i cittadini del suo regno che ricevono l’onore di dargli il benvenuto si trovano tra la povera gente. Gesù si pone quindi come re di un regno di Pastori, perché egli è il Pastore per eccellenza. Andando nella rivelazione e tradizione delle scritture del vecchio testamento troviamo una forte concordanza con tutto il tessuto scritturale che parte dalla genesi ed arriva sino a Malachia. Un agnello è l’unico vero protagonista delle due feste ebraiche più sacre. Un agnello è il protagonista della festa della Pasqua, due agnelli sono i protagonisti della ricorrenza o festa del giorno dell’espiazione. Egli sarà conosciuto come l’agnello di Dio. Un Re che a simbolo del suo potere pone un Agnello, uno degli animali più miti ed indifesi. Chi può sottrarsi a tanta umiltà e povertà sociale?
Luca 2: 8 In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. 10 L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 11 “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. 12 E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».

I magi d’Oriente

Queste sono tre figure emblematiche di regnanti che vengono da paesi lontani, che seguendo la stalla ne trovano il frutto in prossimità della grotta e incrociano la loro strada per onorarlo. Loro rappresentano i popoli della terra che beneficeranno della sua missione.

Diventa subito un esule

Dopo pochi giorni dalla nascita, per sfuggire alla persecuzione di Erode, che in quanto annunciato come Re dei Giudei, lo percepisce chiaramente come una minaccia per il suo regno, i suoi genitori in gran fretta emigrano e sono esuli in Egitto. Gesù vive con Giuseppe e Maria la sua infanzia in terra straniera. Gli esuli sono stati sempre in una condizione socialmente precaria, lontani dalla patria e dagli affetti natii. Non ha importanza se si è esuli per problemi politici o economici. Non importa se l’esule scappi dalla tirannide o dalla fame, l’esule è strappato dalla radice dei suoi affetti. Sono persone sole. Considerato che la civiltà e le guerre hanno prodotto continuamente esuli, anche loro sono attratti da Gesù
Matteo 2:13 Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire». 14 Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto.

Ritorna in patria e vive la giovinezza sotto la dominazione romana, dominazione straniera e tiranna

Quando Gesù a dodici anni, in base alla legge ebraica riceve quello che oggi posiamo paragonare al diritto delle benedizioni legate al sacerdozio di Aaronne e quindi essere ammesso nella sinagoga e leggere la Torah, è un cittadino di una nazione soggiogata da Roma. E’ un ebreo osservante della legge e conosciuto nella residenza di Nazaret. Egli è comunemente il figlio del falegname.

Sino a trent’anni vive nell’anonimato

La giovinezza di Gesù è tutta vissuta in casa ad aiutare il Padre putativo Giuseppe e la madre Maria. Egli vive nella comunità di Nazareth da ebreo osservante la legge. Questo anonimato spiega in modo eloquente, come un silenzio musicale, che la sua missione era molto difficile e non poteva essere rivelata se non al tempo debito. La posta in giuoco era la realizzazione più difficile dell’intero piano del Padre: l’espiazione.

Matteo 2 51 Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52 E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.

Prima di iniziare la sua missione si reca nel deserto per l’ultima preparazione

Dopo quaranta giorni di digiuno nei quali temprò spirito e corpo in comunione con il Padre Celeste, ebbe sete e subito Satana lo tentò. L’avversario sapeva che se avesse fatto cadere l’uomo Gesù, sarebbe caduta tutta la sua missione di salvezza e Redenzione. Gesù da uomo respinge Satana, argomentando alle sue seduzioni con risposte di fede, coraggio e consapevolezza.
Luca 4:1 Gesù, pieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove era tentato dal diavolo. 2 Durante quei giorni non mangiò nulla; e quando furono trascorsi, ebbe fame. 3 Il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo“». 5 Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse: 6 «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è stata data, e la do a chi voglio. 7 Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua». 8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto“». 9 Allora lo portò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; 10 perché sta scritto: “Egli ordinerà ai suoi angeli che ti proteggano; 11 ed essi ti porteranno sulle mani, perché tu non inciampi con il piede in una pietra“».12 Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non tentare il Signore Dio tuo“». 13 Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento determinato.

Non mi stancherò mai di portare testimonianza che Gesù fu tentato da Satana sui bisogni del corpo, dell’essere e della vanità in quanto uomo. Da uomo respinse tutte le seduzioni. Satana era ben consapevole di avere dinnanzi l’uomo che qualora corrotto avrebbe impedito al Dio che era in Lui di compiere la più importante missione del Piano di salvezza del Padre Eterno.

Inizia la missione a trent’anni ed è subito rifiutato, oltraggiato e rischia la lapidazione

Al compimento del trentesimo anno Gesù è pronto per la sua missione e come l’Unto di Dio, il Messia, si rivela al suo popolo. Lo fa nella maniera più semplice e naturale, durante la sacra funzione liturgica del sabato, dichiara di essere il “Messia” tanto atteso e di adempiere una delle più chiare profezia di Isaia.
La scena si consuma nella sinagoga di Nazaret, la cittadina dove vive.
Luca 4: 17 gli fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovò quel passo dov’era scritto:18 «Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, 19 e a proclamare l’anno accettevole del Signore». 20 Poi, chiuso il libro e resolo all’inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. 21 Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite». 22 Tutti gli rendevano testimonianza, e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»
L’espressione dei sacerdoti della sinagoga: «Non è costui il figlio di Giuseppe?» era fortemente dispregiativa e censurava la dichiarazione di Gesù di essere il Messia, tanto che Egli replica in modo dolorosissimo:
24 Ma egli disse: «In verità vi dico che nessun profeta è ben accetto nella sua patria.
Gesù quindi ribadisce e si dichiara Messia e profeta di Israele. Cosa accade?
28 Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d’ira. 29 Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città, per precipitarlo giù. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.
Desidero che portiate la Vostra attenzione sui sentimenti che potevano albergare nel cuore di Gesù. Certamente sentimenti di solitudine e di rifiuto.

Non sono questi sentimenti tra i tanti mostri che entrano continuamente nel cuore dell’uomo per distruggere la sua autostima?Non sono questi i sentimenti più distruttivi?
Quelli che generano odio, rancore e vendetta?
Quelli che ti fanno sentire l’ultimo della terra?

Ma Gesù risponde a questa onta andando a predicare la buona novella del vangelo del Signore ai cittadini di Capernaum. Egli dopo le feroci critiche, agisce andando per la sua strada. L’uomo si è preparato. Nel centro del suo cuore non sono posti i sacerdoti che lo hanno censurato ma la sua missione. Egli è consapevole che da uomo si deve preparare affinché il Dio possa essere pronto a tempo debito il salvatore e redentore.
Ora chiedetevi:
Cosa sarebbe accaduto a Gesù nel caso si fosse abbattuto e demoralizzato?
Nel caso in cui avesse ceduto all’apparenza cruda dei fatti materiali?
Ricordatevi che la sua natura era la stessa che abbiamo ora noi: Era un uomo nel quale lo spirito vivificava un corpo mortale e come tale. Noi siamo fati della stessa pasta. Anche se non percepiamo la nostra grandezza pre terrena a causa del velo, anche noi siamo di retaggio regale.

Durante la predicazione del vangelo incontra altre difficoltà, anche tra i suoi discepoli

Man mano che la predicazione del vangelo va avanti Gesù spiega al popolo, ai suoi discepoli e seguaci, gli aspetti più spirituali della sua missione ed entra nel cuore del significato dell’espiazione.
Giovanni 6:48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50 Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò] per la vita del mondo». 52 I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?» 53 Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. 57 Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli a motivo di me. 58 Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno». 59 Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum.

Cosa accade immediatamente dopo questa dichiarazione?
Viene abbandonato da molti discepoli!

60 Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: «Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?» 61 Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano di ciò, disse loro: «Questo vi scandalizza? 66 Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

Straordinario dolore che apre le porte ad un aspetto della figura di Gesù che molti ignorano per comodità. A tutti fa comodo pensare a Gesù uomo come a un Dio supremo e invincibile, carismatico, magnetico e con un potere ipnotizzante. Forse perché, qualora costruito con queste qualità, lo percepiamo come un Dio protettore e ci sentiamo al sicuro. Ma questa visione di Gesù viene dall’avversario perché allontana l’uomo da Gesù dalla sua missione, lo rende inaccessibile e quindi distrugge il suo vangelo. Torneremo su questo aspetto fondamentale della figura di Gesù più avanti, per adesso, con lo scopo di dare autorevolezza scritturale a quanto appena scritto, posso solo citare la gemma ineguagliata del capitolo 53 del libro profeta Isaia.
Isaia 53:1 Chi ha creduto a quello che abbiamo annunziato? A chi è stato rivelato il braccio del SIGNORE? 2 Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. 3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
Per gli obiettivi dello scritto, di questa gemma basta la luce irradiata da questi primi versi per rendersi conto di cosa consisteva la figura di Gesù. Egli era Dio, ma visse da uomo e che uomo!

Non aveva forma né bellezza da attirare gli sguardi;
Non aveva aspetto tale da piacere;
Disprezzato e abbandonato, uomo di dolore;
Pari a colui di cui ci si vergona;
Pari a colui che non gode stima alcuna.

Altro che essere invincibile, magnetico e ammaliante. Rendiamoci conto della realtà, apriamo il cuore. Come avrebbe potuto Gesù attrarre tutti gli uomini a sé qualora fosse stato circondato da un’aurea esoterica, magnetica e invincibile?

Come avrebbe potuto dire a tutti gli uomini “fate le stesse cose che ho fatto io”?
Con quale autenticità avrebbe potuto lanciare la sfida delle sfide: “Dunque, che sorta di uomini dovreste essere? In verità, io vi dico: Così come sono io”?

Davanti a questa chiara mancanza di fede e di visione dei discepoli nella sua missione, Gesù è rattristato, la sua solitudine si fa ancora più solida.In uno slancio di profonda tenerezza si rivolge a quello che resta dei suoi più fidati discepoli e chiede:
67 Perciò Gesù disse ai dodici: «Non volete andarvene anche voi?»
Finalmente riceve una buona notizia. Lo spirito di Pietro è il più pronto:
68 Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; 69 e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Trattato come un malfattore e flagellato per aver detto chi era

Quando arrivò il momento di portare testimonianza della sua natura divina Gesù si trova in una situazione drammatica, accanto e intorno a lui si percepisce solo odio, viene accusato di essere un malfattore ed un millantatore che si presenta addirittura come Re di Israele e figlio di Dio. In un doloroso colloquio con il governatore romano Ponzio Pilato, Gesù gli conferma apertamente che é il Re Spirituale di Israele, venuto per testimoniare del Padre (Verità). Giovanni, pur nella drammaticità della situazione, ne da un racconto di straordinaria fermezza e dolcezza:
Giovanni 18:33 Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?» 34 Gesù gli rispose: «Dici questo di tuo, oppure altri te l’hanno detto di me?» 35 Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?» 36 Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». 37 Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce».
In questo dolorosissimo frangente Gesù attrae a sè una schiera di persone rilevante, che in ogni epoca del mondo hanno subito condanne ingiuste, violenza carnale, vilipendio e soprusi fisici e spirituali. Quale potere profondo e consolatorio emana dalla sua persona umana, quale balsamo di refrigerio. Il Re dei giudei e il creatore dell’universo si sottopone come uomo qualunque ricevere la violenza del martirio, scende al di sotto di ogni calunnia e resta fermo, mite, indifeso, come un agnello condotto al mattatoio.

Non poteva essergli risparmiato questo scherno?
No!
Tutto questo faceva parte del piano del Padre, Gesù avrebbe steso la mano anche verso gli ultimi, gli assetati di giustizia, i flagellati. Anche loro non si sarebbero potuti sottrarre al suo amore.
Gesù, il figlio di Dio e creatore era li come uno di questi ultimi della terra. Davanti a questo genere di amore non possono esserci rifiuti, le braccia di questo tipo di amore sono intrise di dolore e dal profondo della pena salvano a prescindere.
I capi dei sacerdoti erano determinati a far morire Gesù e non avendo l’autorità politica di farlo forzano apertamente la mano a Pilato che cede alle loro richieste e prende le distanze dalla decisione di crocifissione di Gesù lavandosi le mani del crimine che stava per essere compiuto. Il comportamento di Pilato ha un valore scritturale che va oltre il gesto figurato. Pilato conferma che Roma non ha nulla a che fare con la crocefissione di Gesù e che la condanna drammatica che si sta compiendo contro è un affare tra “Giudei”.

Trattato come un malfattore Gesù viene quindi flagellato e portato sulla croce per il martirio

Giovani 19:1 Allora Pilato prese Gesù e lo fece flagellare. 2 I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, e gli misero addosso un manto di porpora; e s’accostavano a lui e dicevano:

3 «Salve, re dei Giudei!» E lo schiaffeggiavano. 4 Pilato uscì di nuovo, e disse loro: «Ecco, ve lo conduco fuori, affinché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». 5 Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!»

Matteo 27:27 Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte. 28 E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; 29 intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: «Salve, re dei Giudei!». 30 E gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percotevano il capo. 31 E, dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono dei suoi abiti; poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Marco 15: 16 Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè dentro il pretorio, e radunarono tutta la coorte. 17 Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo,18 e cominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». 19 E gli percotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui. 20 Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora, lo rivestirono delle sue vesti e lo condussero fuori per crocifiggerlo

L’espiazione nel Getsemani

Il momento culmine del piano della salvezza del Padre e della storia di tutta l’umanità, è ciò che accadde nell’orto del Getsemani, poco prima della festa della Pasqua del 33 d.C.

Ufficialmente Gesù va a pregare sotto gli ulivi e lascia i suoi apostoli a vegliare per questo sacro raccoglimento. Gesù era consapevole che l’ora era arrivata, le fauci dell’inferno non aspettavano altro che un suo cedimento, una sua debolezza e tutto sarebbe svanito.

Facciamo la domanda:

-Chi entrò nel frantoio del Getsemani e fece l’espiazione: l’uomo Gesù o il Dio Gesù?
La risposta è semplice e spero apri il cuore al lettore:
-Entrarono entrambi: Il Dio Gesù avrebbe espiato solo a condizione che l’uomo Gesù fosse tutt’uno con lui!

Luca 22:39 Poi, uscito, andò, come al solito, al monte degli Ulivi; e anche i discepoli lo seguirono. 40 Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate di non entrare in tentazione». 41 Egli si staccò da loro circa un tiro di sasso e postosi in ginocchio pregava, dicendo: 42 «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta».

Gesù, inginocchiato sull’erba dell’uliveto è dentro la sua prova più difficile e dolorosa, un processo devastante che solo un uomo con il potere di un Dio può compiere, il prescelto fin da prima della fondazione del mondo.
Gesù si trova in un processo sacrificale che lo porterà a purificare il sangue della discendenza di Adamo e a prendere su di sé quel grande peccato consumato nella gloria celeste e tutti i peccati commessi dall’umanità antica e futura.

Nell’esclamazione «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta» è racchiuso il sacro ministero del primogenito: Gesù vive perché nelle sue vene scorre il sangue mortale ereditato da Maria, pertanto Egli si trova da mortale a vivere la parte più dolorosa della sua missione. Egli come figlio di Maria possiede il sangue mortale, indispensabile da essere portato in sacrificio per purificare quello decaduto di Adamo. Il mistero che dobbiamo conoscere sta nel fatto che questo sangue mortale di Gesù è lo stesso che vivifica il corpo in cui vive lo spirito di un Dio infinito ed eterno. Ecco, l’offerta del sangue di Dio fatto uomo, come spiegato dall’apostolo palo nella lettera agli Ebrei, ha il potere di santificare e redimere.

Ebrei 9: 11 Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, 12 è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna.
Il Padre Celeste era consapevole che la parte umana e quella divina di suo figlio, solo se unite in una totale comunione di intenti, avrebbero portato a termine la missione. Quando Gesù implora il Padre di far passare oltre il calice del dolore, ancora non ha portato a termine la missione si trova solo nella parte iniziale, Il Padre Eterno risponde alla supplica e manda un angelo a consolarlo, l’ora è giunta e Gesù da uomo e Dio prende il suo destino di Redentore.
43 [Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo. 44 Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra.] Paolo spiega che il sangue versato da Gesù nell’orto del Getsemani in effetti fu deposto nel tempio celeste di Dio, ed a similitudine del sangue del capro del sacrificio asperso sul propiziatorio dell’arca dell’alleanza nel giorno dell’espiazione, redime il sangue di Adamo per sempre.
45 E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza, 46 e disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione».
Ecco Gesù uomo e Gesù Dio hanno compiuto il processo dell’espiazione e ne sono usciti vittoriosi. Il processo dell’espiazione trova le fondamenta eterne sulla compassione, che genera il perdono dei peccati del penitente.
Gesù sapeva che tutte le persone che desiderava attrarre a sé sarebbero dovute entrare nei loro Getsemani, ad attenderli non ci sarebbe stato un divino processo di purificazione del sangue di Adamo, ma il processo di purificazione dalle debolezze terrene come l’orgoglio, la superbia, il dominio ingiusto, la miscredenza, la vanità e tutti quegli altri sentimenti che portano i figli di Dio nel lato delle tenebre.
Come possiamo pensare che Gesù abbia potuto lanciare la sua sfida all’umanità se non avesse vinto da uomo la sua prova?
Secoli di buio hanno spirituale hanno sviato l’umanità da questa gemma.

La relazione con la quale Gesù attrae a sé l’umanità, è composta principalmente da tre livelli:

Nel primo livello ci sono tutte le persone che in dipendentemente dalla razza e dalla religione vivono come lui ha vissuto, fanno le stesse cose che lui ha fatto, Gesù conosce queste persone e le santifica;
Nel secondo livello ci sono le persone giuste che pur amandolo non riescono a fare le cose che lui ha fatto perché amano di più l’anarchia della propria intelligenza e di conseguenza appartengono a loro stessi e quindi non possono essere santificati;
Al terzo livello infine ci sono le persone ingiuste che non hanno mai amato Gesù e il suo vangelo, che hanno preferito vivere compiendo ogni sporta di abominio. Costoro, in un gesto di estrema umiltà, alla fine della loro vita, con il semplice gesto del riconoscimento che Gesù è il loro Salvatore, saranno da lui strappati dalle fauci dell’inferno e liberati per sempre.
Ci sarebbe anche una ultima relazione con una quarta categoria di persone, ma di questi non ne parliamo in queste pagine. Della loro condizione il Signore ci ha spiegato solo la parte finale, che è molto triste e dolorosa.
Gesù era il figlio unigenito di Dio, ma abbiamo visto che senza l’obbedienza, l’umiltà e l’abnegazione del suo cuore di uomo, ereditato da Maria, non avrebbe potuto compiere la missione. L’uomo Gesù ha preparato la strada affinché il Dio Geova portasse a termine l’espiazione.

Reietto ed abbandonato dai suoi amici e crocifisso

Giovanni 9: 14 Era la preparazione della Pasqua, ed era l’ora sesta. Egli disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!» 15 Allora essi gridarono: «Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo!» Pilato disse loro: «Crocifiggerò il vostro re?» I capi dei sacerdoti risposero: «Noi non abbiamo altro re che Cesare».

16 Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. 17 Presero dunque Gesù; ed egli, portando la sua croce, giunse al luogo detto del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota, 18 dove lo crocifissero, assieme ad altri due, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo. 19 Pilato fece pure un’iscrizione e la pose sulla croce. V’era scritto: GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI. 20 Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; e l’iscrizione era in ebraico, in latino e in greco. 21 Perciò i capi dei sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: «Non lasciare scritto: “Il re dei Giudei”; ma che egli ha detto: “Io sono il re dei Giudei”». 22 Pilato rispose: «Quello che ho scritto, ho scritto».
Il lettore attento avrà notato che non sono stati citati i miracoli compiuti da Gesù, il motivo di questa assenza è semplice: studiare i molti miracoli ci avrebbe allontanato dall’obiettivo più importante, dimostrare che la missione di Gesù è stata portata a termine anche come uomo.
I miracoli avrebbero potuto creare una grande distanza ed un solco incolmabile tra il discepolo ed il maestro. Il discepolo pur consapevole che anch’egli può compiere i miracoli avrebbe sempre avuto il dubbio che a causa della natura divina, Gesù era avvantaggiato di una misura incolmabile. I miracoli servivano a Gesù per portare testimonianza agli ebrei che egli era il Messia tanto atteso, soccorrere i deboli e guarire gli ammalati. Mentre tutto il ministero di Gesù si basa sul fatto che i suoi discepoli partecipano della Vita eterna che è il pieno ritorno al grande lignaggio del Padre Celeste. Ecco perché Gesù continuamente incoraggia i discepoli di prenderlo come modello di persona terrena, a vivere come Lui ha vissuto ed a fare le cose che Lui ha fatte, ad essere come Lui é.

Termino con la testimonianza
che Gesù è il figlio di Dio,
il beneamato,
che ha versato
il Suo sangue
e dato la sua vita
affinché io
e Voi
potessimo tornare
al Padre Eterno
riabbracciarlo
e vivere con Lui
per sempre.
Questa testimonianza
consuma
e refrigera
la mia anima
debole
e imperfetta.

Ernesto Nudo

 

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