RIFLESSIONI STORICHE E SPIRITUALI SUL TEMPIO DI ROMA

della

CHIESA DI GESU’ CRISTO dei SANTI degli ULTMI GIORNI

PARTE PRIMA | INTRODUZIONE

 

Ernesto Nudo
ernestonudo@gmail.com  –  Siracusa, Aprile 2019

 

 

Quando nel 2008 presidente Monson annunciò la costruzione del tempio di Roma in Italia, nel centro delle conferenze di Salt Lake City si elevò un lieve brusio di gioia e di giubilo. I santi presenti alla conferenza si resero conto che un tassello molto importante della cristianità stava per essere incastonato negli eventi della restaurazione del vangelo di Gesù Cristo.

In modo speciale gioirono i santi italiani che al tempo dell’annuncio avevano reso possibile sulla loro terra la costituzione di 9 Pali di Sion.

Il 10 ottobre del 2010 sulla piccola collina di Via Settebagni 430 a Roma, si svolse la cerimonia del primo colpo di piccone presieduta e guidata da Presidente Thomas S. Monson. L’evento era importante e presidente Monson ricordò l’opera preparatoria di Presidente Lorenzo Snow, la storia della traduzione del libro di Mormon in italiano, il fatto significativo che presidente Lorenzo Snow era accompagnato per l’importante circostanza dal membro palermitano Giuseppe Taranto e da fratello Thomas Brown Holmes Stenhouse, sbarcati con lui in Sicilia prima ed in Piemonte a Torre Pellice poi. Quel giorno i pali in Italia erano 10, si era aggiunto il palo di Palermo.

La gioia era cosi grande da suscitare un forte sentimento di appagamento spirituale ed emotivo.

Ero consapevole dell’importanza storica del Tempio a Roma, ma nessun stimolo particolare invitava ad approfondire l’argomento sino a quando la chiesa, come nel suo stile, fece un annuncio riservato che per me fu simile ad un raggio di luce che squarciava le ombre della superficialità e mi mostrava una visione che collocava il Tempio di Roma nella sua naturale prospettiva.

Avevo ammirato il centro visitatori del tempio di Salt Lake City ed ero rimasto estasiato dalla maestosità della grande sala dove una copia grandissima del Cristo scolpita da Thorvaldsen mi accoglieva sotto la volta stellata. In aggiunta a questa meraviglia facevano cornice tante aree tematiche che raccontavano il ministero e le storie dei profeti antichi e moderni.

Nel centro visitatori del Tempio di Nauvoo poi, avevo potuto ammirare una copia del Cristo risorto più piccola ma sempre emozionante che si ergeva al centro con le sue mani aperte e accoglienti.

Infine nel centro visitatori del tempio di Indipendence, proprio adiacente alla collina di Cumorah con Elita mi sono fermato a meditare sulla sacralità del luogo e sempre sotto una copia della statua del Cristo risorto di Thorvaldsen.

 

Statua del Cristo nel centro visitatori del Tempio di Salt Lake City

Statua del Cristo nei centri visitatori dei Templi di Nauvoo e di Indipendence

Forte di queste esperienze spirituali ricevute nei luoghi principi della restaurazione del vangelo, potete immaginare cosa ho provato all’annuncio che nel centro visitatori del tempio di Roma, il Cristo risorto sarebbe stato in compagnia delle statue dei suoi primi apostoli che lo accompagnarono nel sacro ministero giudeo a termine del quale ha suggellato la sua vita il miracolo redentore dell’espiazione prima e della resurrezione dai morti dopo tre giorni.

Compresi nel cuore e nella mente che il Signore aveva ispirato i suoi profeti viventi a porre il Tempio di Roma nella sua giusta collocazione storica: era corretto sia sotto il profilo spirituale che storico, che in questo tempio, Gesù Cristo fosse in compagnia dei suoi apostoli per dare il benvenuto alle genti.

Infatti il ministero terreno del Cristo è strettamente collegato con la storia di Roma, capitale dell’omonimo impero, quella che gli storici, con parere unanime chiamano “la città eterna”.

 

La presenza delle statue degli apostoli, che tengono compagnia al Cristo nel centro visitatori del tempio di Roma sottolinea e rende onore a questa grande città ed esalta la singolarità di questa casa dell’Eterno nella città eterna. Il corso della storia da sempre è generato da mani amorevoli e invisibili che con grande discrezione attuano il piano di Dio e realizzano i suoi propositi. Ungaretti scriveva che si sentiva una “docile fibra dell’universo” e che la sua maggior tristezza era quando “non si sentiva in armonia” con la bellezza e il cuore di questa maestosa creatura. Dobbiamo ammettere che la storia sottolinea soltanto una piccola parte delle opere del Padre tra di noi.

Lo scopo di queste pagine è quello di evidenziare tra i tanti, cinque aspetti salienti della storia, che portano il tempio di Roma ad avere il titolo di “Tempio Speciale della restaurazione”. Il tempio di Roma è importante per il suo significato unico, come unici sono i significati dei Templi di Kirtland, Nauvoo, Salt lake City e Indipendence. Come unico sarà il significato del futuro Tempio di Gerusalemme, che come annunciato da tempo dai profeti, vedrà la luce poco prima dell’inizio del Millennio.

Sono stato presente assieme a mia moglie Elita con i nostri figli, a diverse sessioni dedicatorie del tempio di Roma, avevo già riflettuto sul significato di questo tempio e man mano che passavano le ore dei tre giorni della dedicazione, scoprivo che lo spirito spalma in modo universale le sue benedizioni.

Incrociando i suoi “sussurri” con la realtà, ti accorgi che quello che hai a cuore e in mente di scrivere, non sono solo tuoi pensieri, non è solo farina del tuo sacco, ma è farina che appartiene all’opera odierna che Dio sta compiendo sulla terra per completare la proclamazione del vangelo del figlio prediletto, opera che chiude un cerchio aperto nell’anno in cui il Cristo nacque sulla terra, circa 2000 anni fa.

Per la chiusura di questo cerchio, del quale l’espiazione del Cristo ed i Templi sono il centro, dopo la dedicazione del tempio di Roma del 10 Marzo 2019, mancano pochissimi archetti: la predicazione ufficiale del vangelo della restaurazione agli ebrei nella loro terra di Palestina e il tempio di Gerusalemme. In attesa che il cerchio si chiuda, dopo il Tempio di Roma (in attesa di quello di Gerusalemme), verranno moltissimi templi ovunque Sion è stabilita, non più a centinaia come oggi, il Tempio di Roma è il 162°, ma a migliaia, sparsi su tutto il pianeta, perché il servizio offerto dai mortali, nel millennio glorioso che stiamo aspettando, si svolgerà principalmente nei Templi, ogni palo della Chiesa grande quanto una città avrà il suo o i suoi templi. Vi lavoreremo giorno e notte per ricostruire tutta la discendenza di Adamo e gli angeli, come profetizzato dal profeta Brigam Young, daranno i nomi da benedire con le alleanze eterne, mille a mille.

 

Per collocare il Tempio di Roma nella giusta prospettiva, invito quindi il lettore, prima di proseguire, a riflettere sul significato dei brani scelti dal comunicato stampa, pubblicato dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni sul sito internet, subito dopo la sua dedicazione avvenuta il 10 marzo 2019

11 Marzo 2019 – Roma  Comunicato stampa
Storica fotografia della Prima Presidenza
e del Quorum dei Dodici Apostoli a Roma

Sullo sfondo le statue del Christus e degli apostoli originali

Durante i tre giorni di dedicazione del Tempio di Roma della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, tutti i membri della Prima Presidenza e del Quorum dei Dodici Apostoli (15 in tutto), lunedì si sono riuniti per una storica foto di gruppo. Si ritiene che questi quattro giorni a Roma rappresentino la prima volta nella storia della Chiesa in cui tutti e quindici i dirigenti generali si sono riuniti in una località al di fuori degli Stati Uniti, e che queste siano le prime foto di gruppo scattate negli ultimi vent’anni.

 

 

La prima presidenza e tutti gli apostoli viventi della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, detentori attuali delle stesse chiavi del sacerdozio che avevano Pietro e gli apostoli antichi. Sono assieme in un luogo unico: il Tempio di Roma. www.chiesadigesucristo.it

La Prima Presidenza è composta dal presidente Russell M. Nelson e dai suoi due consiglieri nella Prima Presidenza, il presidente Dallin H. Oaks e il presidente Henry B. Eyring. I membri del Quorum dei Dodici Apostoli sono: il presidente M. Russell Ballard, l’anziano Jeffrey R. Holland, l’anziano Dieter F. Uchtdorf, l’anziano David A. Bednar, l’anziano Quentin L. Cook, l’anziano D. Todd Christofferson, l’anziano Neil L. Andersen, l’anziano Ronald A. Rasband, l’anziano Gary E. Stevenson, l’anziano Dale G. Renlund, l’anziano Gerrit W. Gong e l’anziano Ulisses Soares.

L’anziano Neil L. Andersen ha parlato del presidente Nelson. “Non potrebbe esserci uomo più gentile, premuroso e tenero. È un momento magnifico nella storia della Chiesa perché abbiamo un uomo che ha novantaquattro anni, una mente capace e tanti bellissimi doni spirituali. È come se avesse un piede in un altro mondo e un piede in questo”.

 

Le mogli degli apostoli viventi di Gesù Cristo sulla piazza del Tempio di Roma www.media-mormoni.it

 

Dopo la quarta cerimonia di dedicazione, il presidente Nelson e il presidente Ballard hanno incontrato i giornalisti della Chiesa. Quando gli è stato chiesto riguardo all’opportunità di avere per la dedicazione del tempio la presenza della Prima Presidenza e del Quorum dei Dodici Apostoli al completo, il presidente Nelson ha affermato: “Ritengo che il Signore sia compiaciuto. Voleva che fosse fatto così. Sarà una benedizione per le persone in ogni dove perché ora i Suoi apostoli andranno in tutto il mondo e racconteranno le esperienze vissute qui mentre veniva dedicata questa santa casa”.

Il presidente Nelson ha aggiunto: “Si tratta di un momento fondamentale nella storia della Chiesa. Le cose procedono a un passo accelerato, e tutto questo ne fa parte. Pensiamo che la Chiesa sia una chiesa antica. Ha 189 anni. Siamo solo agli inizi. Basti pensare a ciò che accadrà prossimamente e che la Chiesa avrà un futuro senza precedenti; senza paragoni. Stiamo costruendo su ciò che ci aspetta d’ora innanzi”.

Perché presidente Nelson ha voluto questo raduno collegiale dei due più alti quorum del sacerdozio del Signore nel Tempio di Roma?

Perché la prima presidenza ed il quorum dei dodici apostoli al completo, hanno posato assieme sotto la statua del Cristo, a sua volta in compagnia delle statue dei suoi dodici apostoli del ministero terreno?

Quale messaggio questi profeti moderni lasciano alla storia attraverso la dedicazione del Tempio di Roma?

Torniamo alle riflessioni nelle quali la storia di Roma impatta in modo diretto con quella del Signore Gesù Cristo. Guardiamo almeno i fatti più importanti, ovviamente non esaustivi del tessuto storico, ma altamente rappresentativi. I capitoli che seguono, a mio avviso sono rappresentativi dei 5 più importanti aspetti.

La narrazione degli eventi é presentata con una struttura che ritengo chiara e soprattutto amichevole. Il testo scritto con le righe di giustezza ridotta (larghezza del rigo), contengono le fonti storiche e dottrinali, le righe con giustezza estesa contengono i miei commenti. Con questa struttura, in un unico scorrere, il lettore entra in tutti i dettagli e non ha bisogno di documentarsi con rimandi esterni alla pagina. La bibliografia in fondo allo scritto, in ogni modo consente di fare gli approfondimenti personali. In questo modo l’autorevolezza delle fonti dà la giusta valenza storica e dottrinale allo scritto.

 

COME ROMA INFLUI’ DIRETTAMENTE SUL MINISTERO DEL CRISTO

PARTE SECONDA

 

 

1  Roma influisce direttamente sul giusto luogo della nascita di Gesù sulla terra

Questo concetto, che la storia fa fatica a inserire tra gli eventi nella giusta luce, mette insieme la nascita di Gesù con l’influenza di Roma. La nascita di Gesù é il primo degli eventi che collegano la città eterna con il ministero del Cristo. Giuseppe e Maria se ne stavano quieti a Nazareth. Maria era in stato avanzato di gravidanza, in attesa che si compisse il tempo del parto annunciato dall’angelo, date le sue condizioni non avevano nessun piano di uscire dal piccolo borgo per fare oltre 150 km che per quei tempi era un viaggio lunghissimo e difficile.  Giuseppe e Maria non erano consapevoli della profezia che riguardava la nascita del figlio di Dio sulla terra, lo erano le mani invisibili ed attente del Padre Eterno, che per realizzare i suoi proposito muove “Roma”.

Comprendiamo meglio la dinamica degli eventi dando la parola al vangelo di Luca

Luca capitolo 2:1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4 Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5 Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6 Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

Il profeta Michea aveva profetizzato che il figlio di Dio sarebbe nato nella città di Davide, ovvero Betlemme. Sia Giuseppe che Maria erano discendenti di Davide.

Michea 5:1 Ma da te Bethlehem Efrata, piccola per essere tra i migliai di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni Eterni.

Cesare Augusto, pur essendo un “Gentile” riceve il sussurro dalla Luce di Cristo che porterà Giuseppe e Maria a Betlemme. Quirinio, il governatore di Roma al tempo in Israele, farà attuare il viaggio che adempi la profezia. Fin da prima della nascita del Cristo, Roma fa parte del piano di Dio.

Il governo di Roma è coinvolto direttamente durante il ministero del Cristo, questo coinvolgimento, parte prima che il bimbo veda la luce a Betlemme e come vedremo si estenderà oltre i secoli a venire.

La campagna intorno a Betlemme subito dopo il tramonto. Mappa della distanza da Nazareth (a Nord) e Betlemme (a Sud): 150 km

2 Roma impatta direttamente e in modo positivo nel finto processo del sinedrio che portò Gesù alla crocefissione

Roma era presente anche quando il ministero del Cristo arrivò nel giorno cruciale del sacrificio sulla croce. Nella storia di Roma esiste in una pagina scritta da Tacito un riferimento chiaro. Nei libri degli “Annali”, lo storico romano Tacito (56-120 d.C.) riporta che Pilato, governatore romano a Gerusalemme fa crocifiggere Gesù di Nazaret, quello che la nazione ebraica aveva etichettato come eversivo e ribelle. Prima di continuare è bene sottolineare, che per azione della politica di Re Erode e della casta del sinedrio di Gerusalemme (reiterata dai loro successori in Israele), tra la classe dirigente dell’impero di Roma, i seguaci di Gesù erano visti come ribelli e le loro pratiche religiose considerate diffamatorie. Tali infatti erano le etichette che il Re e il sinedrio aveva messo ufficialmente sui cosiddetti “cristiani”.

Di questa testimonianza del Cristo contenuta nella storia di Roma, della quale più avanti leggeremo una citazione puntuale, abbiamo anche un resoconto ecclesiastico bel dettagliato nei vangeli, che è bene ricordare, perché spiega con diversi particolari il ruolo che ebbe Roma nell’ultimo e conclusivo atto del ministero terreno di Gesù.

Andiamo con ordine. Siamo nella settimana della Pasqua ebraica del 33 dopo Cristo ed in seguito a eventi straordinari indotti proprio da Gesù. Pertanto prima di descrivere questi eventi eccezionali, al fine di comprenderli meglio, è bene andare su altre testimonianze storiche e precisamente quelle dello storico ebraico-romano Giuseppe Flavio

Nella sua enciclopedica opera “Antichità giudaiche”  Flavio racconta la storia del popolo ebraico dalle origini fino all’epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 6670 d.C. Quest’opera contiene preziose notizie relative ai movimenti religiosi del giudaismo del I secolo.

Nel libro XX è contenuto il racconto del martirio di Giacomo, fratello di Gesù “soprannominato il Cristo” (Libro XX, 200). In esso di speciale é inserito il cosiddetto Testimonium flavianum, ovvero un breve passo, che menziona la predicazione e la morte di Gesù, a conferma sostanziale del resoconto dei Vangeli.

«Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità e attirò a sé molti giudei e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato per denunzia degli uomini notabili fra noi lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. Ancora oggi non è venuta meno la tribù di quelli che da costui sono chiamati cristiani.»

La dichiarazione dello storico Flavio che serve per capire in quale contesto era conosciuto Gesù di Nazaret sono:

“Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo”
e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui”,

ovvero, Tacito fa fatica a definire Gesù un uomo normale a causa della moltitudine dei miracoli compiuti del Signore in presenza di molti testimoni che ne amplificarono la fama per tutta l’area dell’impero romano.

Tornando alla settimana della Pasqua ebraica del 33 d.C., l’evento straordinario indotto volutamente da Gesù, è quello che conosciamo come la “resurrezione o risveglio di Lazzaro dopo diversi giorni dalla morte”. Proprio a causa di questa potente e assoluta “meraviglia”,

(tanto per usare il linguaggio di Tacito), del risveglio di Lazzaro dalla morte (Lazzaro era morto da circa tre giorni), Gesù entra in Gerusalemme e viene accolto dal popolo come il Re d’Israele, o meglio come il Messia. Per comprendere meglio la situazione sociale e religiosa vissuta dal popolo e dalla casta sacerdotale di Gerusalemme, abbiamo bisogno di sottolineare che le spie dei sommi sacerdoti che controllavano tutte le mosse di Gesù, erano presenti al risveglio di Lazzaro dalla morte, assieme a molti altri cittadini laici. Entrambi i gruppi trassero conclusioni opposte. Il popolo vede nel miracolo la potenza che solo il Messia può avere, le spie dei sacerdoti l’ennesimo attacco al loro potere. Gesù infatti si è sempre proclamato essere il Messia.  Il popolo colpito dai miracoli, accoglie Gesù come il Messia stendendo al suo passaggio coperte ed agitando ramoscelli di olivo e di palme.

45 Perciò molti Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto le cose fatte da Gesù, credettero in lui. 46 Ma alcuni di loro andarono dai farisei e raccontarono loro quello che Gesù aveva fatto. (Giovanni 11:45-46)

Ma altri testimoni del miracolo su Lazzaro tornarono impressionati a Gerusalemme con stati d’animo e obbiettivi ben diversi evidenziati nel vangelo che continuiamo a leggere. Da qui nasce una congiura contro Gesù, l’ultima, quella che lo porterà al sacrificio della crocefissione

47 I capi dei sacerdoti e i farisei, quindi, riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Perché quest’uomo fa molti segni miracolosi. 48 Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno come città e come nazione». 49 Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla, 50 e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione». 51 Or egli non disse questo di suo; ma, siccome era sommo sacerdote in quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52 e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi. 53 Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire.  (Giovanni 11:47-53)

La conseguenza era chiara come il sole: quando Gesù entrò in Gerusalemme dopo aver fatto un simile miracolo in presenza di un così gran numero di persone, il popolo lo accolse come il “Messia”, mentre i sommi sacerdoti erano pronti a ucciderlo.

4 Essi andarono e trovarono un puledro legato a una porta, fuori, sulla strada, e lo sciolsero. 5 Alcuni tra quelli che erano lì presenti dissero loro: «Che fate? Perché sciogliete il puledro?» 6 Essi risposero come Gesù aveva detto. E quelli li lasciarono fare. 7 Essi condussero il puledro a Gesù, gettarono su quello i loro mantelli ed egli vi montò sopra. 8 Molti stendevano sulla via i loro mantelli; e altri, delle fronde che avevano tagliate nei campi. 9 Coloro che andavano avanti e coloro che venivano dietro gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! 10 Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!» 11 Gesù entrò a Gerusalemme nel tempio; e dopo aver osservato ogni cosa intorno, essendo già l’ora tarda, uscì per andare a Betania con i dodici. (Marco 11:4-11)

Per brevità o meglio per rimanere nel tema, senza allagare molto il raggio storico, andiamo avanti negli eventi, ed arriviamo al fatto che i sommi sacerdoti, informati da Giuda Iscariota su dove si trovasse Gesù, lo cercarono, lo imprigionano e dopo un interrogatorio sommario ma denso di significati (Gesù conferma ai sacerdoti del sinedrio di essere il Messia scatenando la conseguente messa a morte), desiderano che fosse il governatore romano Ponzio Pilato metterlo a morte, in quanto essi non avevano questo potere.

Siamo arrivati quindi ad un altro episodio importantissimo del ministero del Cristo che impatta fortemente con Roma.

 

Particolare della vetrata del centro visitatori del Tempio di Roma

Rivediamo le scene alla luce delle scritture, invito il lettore a trasferirsi con il cuore nelle varie circostanze narrate in modo da predisporsi a ricevere una forte luce spirituale. Gesù viene arrestato dalle guardie dei sommi sacerdoti per un processo che sarà molto sommario

2 Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. 3 Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. 4 Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» 5 Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. 6 Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. 7 Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». 8 Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi».  (Giovanni 18:2-8)
Gesù è condotto davanti al sommo sacerdote a cui dichiara direttamente di essere il Messia. Ricordo al lettore che questa ammissione Gesù l’aveva già fatta ai rappresentanti del sinedrio diverse volte, tutte in presenza di molte persone.

59 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù per farlo morire; 60 e non ne trovavano, benché si fossero fatti avanti molti falsi testimoni. 61 Finalmente, se ne fecero avanti due che dissero: «Costui ha detto: “Io posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». 62 E il sommo sacerdote, alzatosi in piedi, gli disse: «Non rispondi nulla? Non senti quello che testimoniano costoro contro di te?» 63 Ma Gesù taceva. E il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». 64 Gesù gli rispose: «Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo». 65 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: «Egli ha bestemmiato; che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia; 66 che ve ne pare?» Ed essi risposero: «È reo di morte». 67 Allora gli sputarono in viso e gli diedero dei pugni e altri lo schiaffeggiarono, 68 dicendo: «O Cristo profeta, indovina! Chi ti ha percosso?»   (Matteo 26:59-68)

A questo punto Gesù trascorre la notte nella cella presente nell’edificio del sinedrio, all’alba i sommi sacerdoti chiedono l’appoggio di Roma per realizzare i loro propositi di condanna a morte e lo portano da Pilato.

Il governatore Ponzio Pilato rappresenta il potere di Roma, si trova a Gerusalemme per gestire gli affari di una sua prefettura, la Giudea. La potenza e la spietatezza di Roma erano indiscutibili e ferree, nella circostanza Pilato si veste del suo mantello politico-sociale, chiamato a decidere sui fatti, agisce come giudice imparziale. Di conseguenza prima di decidere la sorte dell’imputato interroga il prigioniero. La conversazione seppur breve è ricca di contenuti. A noi serve soprattutto una conferma:

Gesù dichiara apertamente a Pilato che Egli è il Re dei Giudei, il Messia d’Israele e quindi confessa il capo d’imputazione dei sommi sacerdoti.

28 Poi, da Caiafa, condussero Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua. 29 Pilato dunque andò fuori verso di loro e domandò: «Quale accusa portate contro quest’uomo?» 30 Essi gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani». 31 Pilato quindi disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge». I Giudei gli dissero: «A noi non è lecito far morire nessuno». 32 E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, indicando di qual morte doveva morire. 33 Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?» 34 Gesù gli rispose: «Dici questo di tuo, oppure altri te l’hanno detto di me?» 35 Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?» 36 Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». 37 Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce». 38 Pilato gli disse: «Che cos’è verità?» E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo colpa in lui. (Giovanni 18:28-38)

Pilato è colpito dalla testimonianza di Gesù e vede il Lui la componente spirituale che non minaccia assolutamente Roma. Nella cultura romana avere un altro Dio in aggiunta a quelli già esistenti, non era considerata una minaccia di stato.

Inoltre Pilato è avvisato da sua moglie che lo invita a non considerare Gesù un malfattore.

In questo frangente, Pilato e attraverso Lui Roma, consegnano alla storia dell’umanità una pagina memorabile della loro grandezza, che da sempre rende chiari i contorni dei fatti che portarono alla crocefissione di Gesù.

Sebbene gli storici in un primo tempo interpretarono in modo errato il comportamento di Pilato, ritenendolo colui che fece crocifiggere Gesù, dopo molte indagini storiche, anch’essi giunsero alla giusta conclusione che i mandanti erano invece i sommi sacerdoti del sinedrio di Gerusalemme.

In effetti e sostanzialmente, attraverso il suo governatore Ponzio Pilato, Roma si dichiara apertamente fuori dalla faccenda tutta ebraica, Roma non si lascia coinvolgere da questa faccenda “unica” e tutta interna della nazione ebraica. Roma, a simbolo eterno che non vuole essere coinvolta nella crocefissione del dichiarato Re di Israele (seppure non riconosciuto), lascia alla storia delle future generazioni un simbolo che entrerà in tutti i libri di testo: “Roma si lava le mani del sangue di Gesù”.

 

Noto dipinto raffigurante la scena di Pilato che cerca di salvare Gesù dai suoi accusatori

 

Pilato una volta capito che non può da sé medesimo allontanare Gesù dalla croce senza incappare in grossi incidenti politici, pone agli Ebrei presenti la scelta: “chi volete crocifiggere, ovvero chi volte che io liberi: Gesù o Barabba?” e gli ebrei scelgono di liberare Barabba e crocifiggere Gesù prendendo la responsabilità della morte di Gesù sul loro capo davanti alla storia.

13 Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo, disse loro: 14 «Avete fatto comparire davanti a me quest’uomo come sovversivo; ed ecco, dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui l’accusate; 15 e neppure Erode, poiché egli l’ha rimandato da noi; ecco egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. 16 Perciò, dopo averlo castigato lo libererò». 17 [Ora egli aveva l’obbligo di liberare loro un carcerato in occasione della festa;] 18 ma essi gridarono tutti insieme: «Fa’ morire costui e liberaci Barabba!» 19 Barabba era stato messo in prigione a motivo di una sommossa avvenuta in città e di un omicidio. 20 E Pilato parlò loro di nuovo perché desiderava liberare Gesù; 21 ma essi gridavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» 22 Per la terza volta egli disse loro: «Ma che male ha fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Perciò, dopo averlo castigato, lo libererò». 23 Ma essi insistevano a gran voce, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida finirono per avere il sopravvento. 24 Pilato decise che fosse fatto quello che domandavano: 25 liberò colui che era stato messo in prigione per sommossa e omicidio, e che essi avevano richiesto; ma abbandonò Gesù alla loro volontà. (Luca 23:13-25)

Roma era rimasta estranea alla crocefissione del Re di Israele, anzi Roma lo riconosce come tale, Pilato concede a Gesù l’onore di aver capito la sua missione spirituale e prepara il giusto titolo da apporre sulla croce.

Pilato sapeva benissimo che Gesù non era il Re storico e fisico di Israele, ma percepiva chiaramente che invece era il Re spirituale di Israele, il Messia. Pilato si è convinto della statura di Gesù parlando direttamente con Lui ed ascoltando la sua testimonianza confessione. Pilato capì chiaramente che era a causa di questa nobiltà che il sinedrio lo voleva morto. Pilato rappresenta la grandezza di Roma.

18 dove lo crocifissero, assieme ad altri due, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo.
19 Pilato fece pure un’iscrizione e la pose sulla croce. V’era scritto: GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI. 20 Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; e l’iscrizione era in ebraico, in latino e in greco. 21 Perciò i capi dei sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: «Non lasciare scritto: “Il re dei Giudei”; ma che egli ha detto: “Io sono il re dei Giudei”». 22 Pilato rispose: «Quello che ho scritto, ho scritto». (Giovanni 19:18-22)

I sommi sacerdoti si lamentano per il riconoscimento da parte di Pilato che Gesù era Re dei giudei.  La risposta che Pilato dà ai sommi sacerdoti è lapidaria e senza appello, per me questo è il Re dei giudei.  Il tremendo conflitto dal quale Roma si tiene fuori e storicamente se ne lava le mani, è un conflitto interno della nazione ebraica, conflitto strettamente religioso. Gesù nel suo ministero aveva più volte dichiarato di essere il “Messia”, si era sempre comportato come tale, con parole, dichiarazioni e fatti (vedi i miracoli compiuti), i sommi sacerdoti non gli riconoscono questo titolo supremo, che ha radici profondissime in tutta la storia ebraica. I sommi sacerdoti, lo giudicano simile ad un impostore, a prescindere dalle opere compiute dall’accusato in loro presenza.  Al contrario Roma lo riconosce!

 

Roma si lava le mani e si esclude per sempre come mandante dalla crocefissione del Cristo

 

24 Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi». (Matteo 27:24)

La malafede assurda e la cecità spirituale dei sommi sacerdoti erano state smascherate da Gesù in diverse occasioni, cito quella che a mio avviso è proprio una grossa pagina di tenebre inamovibili della casta sacerdotale di Gerusalemme

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini. (Matteo 9: 1-8)

Solo il Messia poteva compiere questo gesto, lo avevano accanto, respiravano la sua stessa aria, ma la malvagità del cuore era superiore alla realtà della quale con occhi, orecchie e mani erano testimoni.

Torniamo al processo sommario contro Gesù: Apertamente i sacerdoti costringono Pilato a mettere in atto la loro volontà, ovvero di crocifiggere il Cristo.  I mandanti del martirio di Gesù sono quindi i sommi sacerdoti del sinedrio. Dopo aver letto queste pagine spero che il lettore costruisca nel cuore la visione del significato di erigere una casa di Gesù a Roma, riflettiamo: “La casa del Cristo nella città eterna”. L’apostolo D. Bednar in una delle sessioni dedicatorie del tempio di Roma ha parlato del fatto che nel suo ministero Gesù aveva lamentato il fatto di non avere dove posare il capo.

Ha dato ai presenti la spiegazione data da J. Smith: Gli uccelli del cielo hanno i nidi e le volpi hanno le tane, ma Gesù non ha una casa dove posare il capo. L’anziano Bednar ha detto, nella sala celeste del tempio di Roma, ora Gesù ha una casa a Roma, nella città eterna, di quel Cesare di cui aveva riconosciuto personalmente il regno.

IL MINISTERO DEGLI APOSTOLI PIETRO E PAOLO A ROMA

PARTE TERZA

 

 

3 Roma riceve nell’urbe, il ministero del capo degli apostoli di Gesù: Pietro.

I documenti storici confermano che l’apostolo Pietro ha predicato anche a Roma. Pietro predicò a Roma all’inizio del regno di Claudio (vedi storia del vescovo di Gerapoli: Papia)

In base agli scritti dello storico Lattanzio, Pietro andò a Roma per portare il vangelo al tempo di Nerone, quindi dopo il 54 d.C.  Lo storico Eusebio aggiunge che l’episodio è raccontato da Clemente Alessandrino nel VI libro.  Lo storico e scrittore cristiano Ireneo ricorda che Matteo aveva scritto il suo vangelo mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma.

Alcune fonti storiche riportano che Pietro, Paolo e Luca vissero a Roma in una casa dell’attuale rione Pigna, l’ex via Lata, ora via del Corso (dove attualmente ha sede la chiesa Santa Maria in Via Lata). In riferimento alla persecuzione dei cristiani ad opera di Nerone, lo storico romano Tacito riporta negli Annales: 15,44,2-5

«Né interventi umani, né largizioni del principe, né sacrifici agli dei riuscivano a soffocare le voce infamante che l’incendio fosse stato comandato da Nerone stesso. Allora, per mettere a tacere ogni diceria, Nerone dichiarò colpevoli e condannò ai tormenti più raffinati coloro che il volgo chiamava Cristiani, odiosi per le loro nefandezze. Essi prendevano nome da Cristo, che era stato suppliziato ad opera del procuratore Ponzio Pilato sotto l’impero di Tiberio; repressa per breve tempo, quella funesta superstizione ora riprendeva forza non soltanto in Giudea, luogo d’origine di quel male, ma anche nell’urbe, in cui tutte le atrocità e le vergogne confluiscono da ogni parte e trovano seguaci. Furono dunque arrestati dapprima coloro che confessavano, poi, sulle rivelazioni di questi, altri in grande numero furono condannati non tanto come incendiari quanto come odiatori del genere umano. E alle morti furono aggiunti i ludibri, come il rivestirli delle pelli di belve per farli dilaniare dai cani o, affissi a delle croci e bruciati quando era calato il giorno, venivano accesi come fiaccole notturne. Nerone aveva offerto i suoi giardini per tali spettacoli e dava dei giochi nel circo ora mescolandosi alla plebe vestito da auriga, ora stando ritto sul cocchio».

A causa di ciò Pietro viene arrestato, molti storici concordano assieme all’apostolo Paolo. La tradizione di quei giorni, che si riconduce a degli scritti apocrifi, narra che Pietro riuscì a fuggire dalla prigione con un atto miracoloso, mentre si allontanava dai soldati uscendo da Roma sulla via Appia, vede Gesù che lo invita a non fuggire più, a tornare indietro e lasciare fare ai suoi persecutori.

Sempre nella tradizione (riportata da Tertulliano ed Eusebio), si narra che al momento della crocefissione avvenuta tra il 64 ed il 67 d.C., Pietro chiese di essere crocifisso a testa in giù a dimostrazione che era pronto ad una morte più straziante di quella del maestro.

I nuovi convertiti ebrei al cristianesimo ritenevano che i battezzati dovevano osservare anche la legge mosaica incluso: greci, romani, siriani, egiziani ecc…

Statua del capo degli apostoli di Gesù, Pietro con in mano le chiavi della Chiesa nel Centro visitatori Tempio di Roma

Pietro si trovava a Roma, al pari di Paolo per diffondere il vangelo ma anche per mettere ordine nella nascente chiesa cristiana su importanti questioni dottrinali che lo avevano visto protagonista a Gerusalemme nel momento in cui ai primi dirigenti (Apostoli) si pone la domanda se con il battesimo i nuovi convertiti (pagani o gentili), debbano osservare anche la legge mosaica che in primis prescrive la circoncisione. Gli storici definiscono questa riunione come “Concilio di Gerusalemme”. Per la nascente cristianità, questo era una importante riunione per chiarire la dottrina basilare. Per i molti giudei convertiti a Cristo, i nuovi convertiti gentili, dovevano accettare la circoncisione e le altre regole mosaiche. Questo fatto imponeva agli apostoli di prendere una decisione che per quei giorni, in ogni caso, sarebbe risultata importante e radicale. Non dimentichiamo che Gesù era un ebreo osservante e come tale era ricordato dal popolo. Sotto la guida dello Spirito Santo, Pietro,

Giacomo e Paolo portarono la chiesa ad affermare che con Cristo la legge mosaica era adempiuta totalmente e nulla delle sue pratiche doveva continuare

Facile a enunciare difficile da far comprendere, specialmente da chi era ebreo o di tradizione ebraica. Di questa importante faccenda che di riflesso riguardava i gentili romani, abbiamo un chiaro resoconto nel quindicesimo capitolo del libro degli atti.

Atti 15:1 Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete esser salvati. 15:2 Ed essendo nata una non piccola dissensione e controversia fra Paolo e Barnaba, e costoro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli ed anziani per trattar questa questione. 15:3 Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e cagionavano grande allegrezza a tutti i fratelli. 15:4 Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quanto grandi cose Dio avea fatte con loro. 15:5 Ma alcuni (convertiti) della setta de’ Farisei che aveano creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandar loro d’osservare la legge di Mosè.15:6 Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. 15:7 Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. 15:8 E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; 15:9 e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. 15:10 Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? 15:11 Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro. 15:12 E tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo, che narravano quali segni e prodigî Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili. 15:13 E quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire: 15:14 Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome. 15:15 E con ciò s’accordano le parole de’ profeti, siccome è scritto: 15:16 Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue ruine, e la rimetterò in piè, 15:17 affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali è invocato il mio nome, 15:18 cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui son note ab eterno. 15:19 Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio; 15:20 ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agl’idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate, e dal sangue. 15:21 Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato. 15:22 Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli; 15:23 e scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute. 15:24 Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta, 15:25 è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, 15:26 i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. 15:27 Vi abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch’essi vi diranno a voce le medesime cose. 15:28 Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie; 15:29 cioè: che v’asteniate dalle cose sacrificate agl’idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani. 15:30 Essi dunque, dopo essere stati accomiatati, scesero ad Antiochia; e radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. 15:31 E quando i fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava.

Come risulta chiaro dalla scrittura nel verso 15:30 la decisione venne presa per rivelazione, Pietro come capo dispone di renderla pubblica immediatamente, e questo per quei tempi significava mettersi in viaggio.
Occorreva tranquillizzare i gentili che avevano ricevuto il vangelo e desideravano convertirsi, che divenire cristiani non significava anche divenire “Ebrei”, la questione con la guida di Pietro, Giacomo e Paolo era risolta.

4  Roma riceve nell’urbe, il ministero dell’apostolo Paolo, denominato dalla storia cristiana con l’appellativo speciale “apostolo delle genti”.

Nonostante il concilio di Gerusalemme avesse chiarito la posizione della nascente chiesa di Gesù Cristo, come riportato nelle pagine precedenti, vedi libro degli Atti capitolo 15, dopo diversi anni le cose andavano ancora per la piega sbagliata, i convertiti ebrei al cristianesimo restavano attaccati alla tradizione di Mosè e non volevano abbandonarla, anzi creavano tumulti. Dopo la missione in Asia minore Paolo al ritorno a Gerusalemme trova una atmosfera infuocata.

Atti 21:18 L’indomani Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi: c’erano anche tutti gli anziani. 19 Dopo aver rivolto loro il saluto, egli cominciò a esporre nei particolari quello che Dio aveva fatto tra i pagani per mezzo suo. 20 Quand’ebbero ascoltato, essi davano gloria a Dio; quindi dissero a Paolo: «Tu vedi, o fratello, quante migliaia di Giudei sono venuti alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla legge.  21 Ora hanno sentito dire di te che vai insegnando a tutti i Giudei sparsi tra i pagani che abbandonino Mosè, dicendo di non circoncidere più i loro figli e di non seguire più le nostre consuetudini.

22 Che facciamo? Senza dubbio verranno a sapere che sei arrivato.  23 Fà dunque quanto ti diciamo: vi sono fra noi quattro uomini che hanno un voto da sciogliere.  24 Prendili con te, compi la purificazione insieme con loro e paga tu la spesa per loro perché possano radersi il capo. Così tutti verranno a sapere che non c’è nulla di vero in ciò di cui sono stati informati, ma che invece anche tu ti comporti bene osservando la legge.  25 Quanto ai pagani che sono venuti alla fede, noi abbiamo deciso ed abbiamo loro scritto che si astengano dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, da ogni animale soffocato e dalla impudicizia».

26 Allora Paolo prese con sé quegli uomini e il giorno seguente, fatta insieme con loro la purificazione, entrò nel tempio per comunicare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l’offerta per ciascuno di loro. 27 Stavano ormai per finire i sette giorni, quando i Giudei della provincia d’Asia, vistolo nel tempio, aizzarono tutta la folla e misero le mani su di lui gridando: 28 «Uomini d’Israele, aiuto! Questo è l’uomo che va insegnando a tutti e dovunque contro il popolo, contro la legge e contro questo luogo; ora ha introdotto perfino dei Greci nel tempio e ha profanato il luogo santo!».  29 Avevano infatti veduto poco prima Tròfimo di Efeso in sua compagnia per la città, e pensavano che Paolo lo avesse fatto entrare nel tempio.  30 Allora tutta la città fu in subbuglio e il popolo accorse da ogni parte. Impadronitisi di Paolo, lo trascinarono fuori del tempio e subito furono chiuse le porte.  31 Stavano già cercando di ucciderlo, quando fu riferito al tribuno della coorte che tutta Gerusalemme era in rivolta.  32 Immediatamente egli prese con sé dei soldati e dei centurioni e si precipitò verso i rivoltosi. Alla vista del tribuno e dei soldati, cessarono di percuotere Paolo.

Trovatosi in tale criticità, Paolo parla della sua conversione per toccare il cuore degli ebrei presenti e ricorda la visione e la susseguente cecità, miracolosamente guarita da Anania, discepolo del maestro.

Atti 22: 6 Mentre ero in viaggio e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo rifulse attorno a me; 7 caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?  8 Risposi: Chi sei, o Signore? Mi disse: Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti. 9 Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono colui che mi parlava. 10 Io dissi allora: Che devo fare, Signore? E il Signore mi disse: Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia. 11 E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni, giunsi a Damasco. 12 Un certo Anania, un devoto osservante della legge e in buona reputazione presso tutti i Giudei colà residenti, 13 venne da me, mi si accostò e disse: Saulo, fratello, torna a vedere! E in quell’istante io guardai verso di lui e riebbi la vista.  14 Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, 15 perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito.  16 E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome. 17 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi 18 e vidi Lui che mi diceva: Affrettati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me.  19 E io dissi: Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nella sinagoga quelli che credevano in te; 20 quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano. 21 Allora mi disse: Và, perché io ti manderò lontano, tra i pagani».

 

L’apostolo Paolo nel Centro visitatori Tempio di Roma

 

Il ministero di Paolo per rivelazione e bocca stessa del Signore Gesù Cristo è tra i “pagani” o “gentili”. Per riallacciarci alla influenza di Roma, è giusto sottolineare come l’impero romano interagisce fortemente con la vita di Paolo, che dichiarandosi cittadino romano, in effetti pone le basi per andare a difendersi ed in aggiunta predicare il vangelo di Gesù a Roma, la città eterna.

22 Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora alzarono la voce gridando: «Toglilo di mezzo; non deve più vivere!».  23 E poiché continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in aria, 24 il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza, prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello al fine di sapere per quale motivo gli gridavano contro in tal modo. 25 Ma quando l’ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?». 26 Udito ciò, il centurione corse a riferire al tribuno: «Che cosa stai per fare? Quell’uomo è un romano!».  27 Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei cittadino romano?». Rispose: «Sì». 28 Replicò il tribuno: «Io questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». 29 E subito si allontanarono da lui quelli che dovevano interrogarlo. Anche il tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano e che lui lo aveva messo in catene.

Il tribuno romano Claudio Lisia quindi, chiede il trasferimento di Paolo a Cesarea, dove il suo superiore, il governatore Felice, avrebbe concluso la faccenda. Occorre tuttavia doverosamente sottolineare che il desiderio del tribuno romano era di sottrarre Paolo al lignaggio del popolo aizzato dal sinedrio. Ancora una volta quindi Roma si pone a garanzia della realizzazione dei piani di Dio.

Atti 23:23 Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate duecento soldati per andare a Cesarèa insieme con settanta cavalieri e duecento lancieri, tre ore dopo il tramonto. 24 Siano pronte anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perché sia condotto sano e salvo dal governatore Felice».  25 Scrisse anche una lettera in questi termini: 26 «Claudio Lisia all’eccellentissimo governatore Felice, salute. 27 Quest’uomo è stato assalito dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono intervenuto con i soldati e l’ho liberato, perché ho saputo che è cittadino romano. 28 Desideroso di conoscere il motivo per cui lo accusavano, lo condussi nel loro sinedrio.  29 Ho trovato che lo si accusava per questioni relative alla loro legge, ma che in realtà non c’erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia. 30 Sono stato però informato di un complotto contro quest’uomo da parte loro, e così l’ho mandato da te, avvertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello che hanno contro di lui. Stà bene». 31 Secondo gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipàtride. 32 Il mattino dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza. 33 I cavalieri, giunti a Cesarèa, consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo. 34 Dopo averla letta, domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era della Cilicia, disse: 35 «Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.

Paolo quindi è in attesa che arrivino gli accusatori, il diritto romano era implacabile, i processi si svolgevano in presenza delle parti in causa. Appena arrivano i sacerdoti del sinedrio, Paolo sostiene il processo davanti agli accusatori ed al governatore Felice.

Atti 24:1 Cinque giorni dopo arrivò il sommo sacerdote Anania insieme con alcuni anziani e a un avvocato di nome Tertullo e si presentarono al governatore per accusare Paolo.  2 Quando questi fu fatto venire, Tertullo cominciò l’accusa dicendo: 3 «La lunga pace di cui godiamo grazie a te e le riforme che ci sono state in favore di questo popolo grazie alla tua provvidenza, le accogliamo in tutto e per tutto, eccellentissimo Felice, con profonda gratitudine. 4 Ma per non trattenerti troppo a lungo, ti prego di darci ascolto brevemente nella tua benevolenza.  5 Abbiamo scoperto che quest’uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei che sono nel mondo ed è capo della setta dei Nazorei. 6 Ha perfino tentato di profanare il tempio e noi l’abbiamo arrestato. 7 ma il tribuno Lisia, sopraggiunto, ce l’ha strappato con violenza dalle mani, 8 Interrogandolo personalmente, potrai renderti conto da lui di tutte queste cose delle quali lo accusiamo». 9 Si associarono nell’accusa anche i Giudei, affermando che i fatti stavano così.

Davanti al governatore Felice Paolo si difende ma non ottiene il risultato sperato, conclusione, Felice lo tiene prigioniero ma con una certa limitata libertà per circa 2 anni. Fino al termine del suo mandato imperiale

Partito il governatore Felice, arriva il nuovo governatore Festo. Paolo, nonostante sapesse che Roma lo proteggeva dalla volontà di metterlo a morte del sinedrio di Gerusalemme, si appella a Cesare e così si spiana la strada per andare a Roma

Atti 25:1 Festo dunque, raggiunta la provincia, tre giorni dopo salì da Cesarèa a Gerusalemme.  2 I sommi sacerdoti e i capi dei Giudei gli si presentarono per accusare Paolo e cercavano di persuaderlo, 3 chiedendo come un favore, in odio a Paolo, che lo facesse venire a Gerusalemme; e intanto disponevano un tranello per ucciderlo lungo il percorso.  4 Festo rispose che Paolo stava sotto custodia a Cesarèa e che egli stesso sarebbe partito fra breve. 5 «Quelli dunque che hanno autorità tra voi, disse, vengano con me e se vi è qualche colpa in quell’uomo, lo denuncino». 6 Dopo essersi trattenuto fra loro non più di otto o dieci giorni, discese a Cesarèa e il giorno seguente, sedendo in tribunale, ordinò che gli si conducesse Paolo. 7 Appena giunse, lo attorniarono i Giudei discesi da Gerusalemme, imputandogli numerose e gravi colpe, senza però riuscire a provarle.  8 Paolo a sua difesa disse: «Non ho commesso alcuna colpa, né contro la legge dei Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare».  9 Ma Festo volendo fare un favore ai Giudei, si volse a Paolo e disse: «Vuoi andare a Gerusalemme per essere là giudicato di queste cose, davanti a me?».  10 Paolo rispose: «Mi trovo davanti al tribunale di Cesare, qui mi si deve giudicare. Ai Giudei non ho fatto alcun torto, come anche tu sai perfettamente. 11 Se dunque sono in colpa e ho commesso qualche cosa che meriti la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle accuse di costoro non c’è nulla di vero, nessuno ha il potere di consegnarmi a loro. Io mi appello a Cesare».  12 Allora Festo, dopo aver conferito con il consiglio, rispose: «Ti sei appellato a Cesare, a Cesare andrai».

Prima di partire per Roma si svolgono altri fatti della vita di Paolo nei quali Roma è ancora protagonista. Infatti il governatore Festo aspetta l’arrivo del Re giudeo Agrippa per completare il processo. Questo episodio continua nel libro degli atti. Il governatore romano Festo, riassume il caso al Re Agrippa, con queste parole che rappresentano la grande considerazione del popolo e della cultura romana verso la persona, a prescindere di chi fosse.

Atti 25: 14 «C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, 15durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono con accuse i sommi sacerdoti e gli anziani dei Giudei per reclamarne la condanna.  16 Risposi che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia stato messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa. 17 Allora essi convennero qui e io senza indugi il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. 18 Gli accusatori gli si misero attorno, ma non addussero nessuna delle imputazioni criminose che io immaginavo; 19 avevano solo con lui alcune questioni relative la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita. 20 Perplesso di fronte a simili controversie, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme ed esser giudicato là di queste cose. 21 Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio dell’imperatore, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare». 22 E Agrippa a Festo: «Vorrei anch’io ascoltare quell’uomo!». «Domani, rispose, lo potrai ascoltare»… 24 «Re Agrippa e cittadini tutti qui presenti con noi, voi avete davanti agli occhi colui sul conto del quale tutto il popolo dei Giudei si è appellato a me, in Gerusalemme e qui, per chiedere a gran voce che non resti più in vita. 25 Io però mi sono convinto che egli non ha commesso alcuna cosa meritevole di morte ed essendosi appellato all’imperatore ho deciso di farlo partire. 26 Ma sul suo conto non ho nulla di preciso da scrivere al sovrano; per questo l’ho condotto davanti a voi e soprattutto davanti a te, o re Agrippa, per avere, dopo questa udienza, qualcosa da scrivere. 27 Mi sembra assurdo infatti mandare un prigioniero, senza indicare le accuse che si muovono contro di lui».

Dopo l’introduzione di Festo il Re Agrippa concede il permesso a Paolo di parlare per difendersi e Paolo ripete la sua testimonianza del Cristo ricevuta nella straordinaria rivelazione sulla via di Damasco. In questa circostanza Paolo aggiunge altri dettagli molto pertinenti alla nostra trattazione, non citati precedentemente nel libro degli atti, dettagli da meditare con il cuore e studiare con la ragione.

Atti 26:14 Tutti cademmo a terra e io udii dal cielo una voce che mi diceva in ebraico: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo. 15 E io dissi: Chi sei, o Signore? E il Signore rispose: Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Su, alzati e rimettiti in piedi; ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. 17 Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando 18 ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l’eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me.

Più avanti vedremo che il ministero di Paolo abbraccerà quasi tutti i popoli dell’oriente dell’impero e della stessa Roma. La conclusione alla quale pervengono Festo e Agrippa è che veramente Paolo è incolpato ingiustamente dai sacerdoti del sinedrio, ma addirittura sarebbe stato messo in libertà se non si fosse appellato a Cesare. Quindi inizia un viaggio molto procelloso che vedrà Paolo arrivare a Roma tra mille peripezie ed un naufragio. Invito il lettore a leggere il libro degli atti con serenità trasferendo i versi del libro alle circostanze storiche dalle quali si originano.

Giunto a Roma, pur se prigioniero Paolo inizia la predicazione, prima con i giudei, poi con i romani, la tradizione narra che fu martire per la persecuzione di Nerone, nello stesso periodo in cui lo fu Pietro.

La lettera di Paolo ai “romani”

Prima di chiudere questo capitolo dobbiamo fare una tappa obbligata su un altro legame tra la cristianità dei primi apostoli e padri e Roma, dobbiamo leggere poche parole di eternità che Paolo scrive nella lettera ai romani. Dopo la dedicazione del Tempio di Roma, la lettera ai romani avrà un significato più profondo. La lettera è stata scritta prima del soggiorno romano, di sicuro mentre Paolo era in oriente, non certamente quando era a Roma. Questo acquista un significato simile ad un testamento, ad una preziosa eredità. Paolo con i romani scrive un affresco del vangelo, tocca moltissimi temi, su cui uno è ricorrente: la chiesa e il vangelo di Gesù Cristo sono universali, come universale è il principio che tutti siamo figli di Dio e che il vangelo è amore per il prossimo.

 

Tempio di Roma della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni

 

IL CRISTIANESIMO PER QUANTO APOSTATA SI DIFFONDE DALL’IMPERO ROMANO A TUTTI I POPOLI

PARTE QUARTA

 

 

5  Dopo 3 secoli di diffidenze e persecuzioni, Roma adotta il cristianesimo come religione dell’impero e ne sancisce la diffusione universale su tutto il pianeta.
Le basi della diffusione sono gettate dall’imperatore Filippo L’arabo nel 244 d.C. e portata a termine da Costantino nel 325 d.C.

Questa parte per vastità storica degli eventi è necessariamente sintetica al massimo e suddivisa in diversi paragrafi

Introduzione

L’impero romano inizialmente perseguitò i cristiani in derivazione di un fattore storico molto importante per la sua classe dirigente. I cristiani erano considerati una setta eversiva dell’ebraismo (fatto ampiamente trattato nelle pagine precedenti), combattuta ufficialmente dallo stesso stato ebraico. Viceversa il culto ebraico a Roma era tollerato, (anche se esistevano aree di conflitto come il pagamento dei tributi a Cesare), in quanto Roma riconosceva la nazione con capitale Gerusalemme.

Gli ebrei a Roma erano esentati dal culto ufficiale dell’impero e potevano svolgere le loro funzioni religiose autonomamente senza incorrere in sanzioni. I cristiani al contrario erano mal visti in quanto rappresentavano una minaccia al culto delle divinità che avrebbero dovuto proteggere in cambio dei sacrifici, il popolo e i cesari nelle faccende di governo dell’impero.

 

Raffigurazione pittorica dell’incendio di Roma

 

Lo storico inglese Gibbon, in accordo agli atti della tradizione scritta da Svetonio e Dione Cassio riporta nei suoi scritti (Storia del declino e della caduta dell’impero romano), che l’imperatore Claudio cacciò da Roma alcuni ebrei cristiani in quanto considerati pericolosi. Tuttavia è con Nerone che i cristiani subiscono una vera e propria persecuzione che sortì l’effetto contrario ai desideri imperiali in quanto nonostante le persecuzioni il cristianesimo continuava a fare adepti in tutto l’impero e tra la popolazione della stessa Roma. Persecuzione che l’imperatore Vespasiano continuò inutilmente.

Già ai tempi di Vespasiano stavano maturando eventi che in pochi decenni capovolsero la situazione ed i cristiani tra il 308 e il 313 d.C., da perseguitati divennero ammirati e stimati in tutto l’impero.

Nei prossimi paragrafi apriremo alcuni squarci sugli eventi che cambiarono l’impero romano e fecero nascere il cristianesimo della chiesa universale, quella cattolica

Filippo l’arabo, imperatore dal 244 al 249

Il primo imperatore romano a convertirsi al cristianesimo fu Filippo l’arabo, imperatore dal 244 al 249 d. C. Anche se questo è un fatto poco sottolineato e quasi ignorato, Filippo è stato il primo cristiano a reggere lo Stato imperiale di Roma: Filippo fu cristiano, ma per ragione di stato, governò l’impero in nome del carisma tradizionale, di “Roma eterna e pagana”. La sua professione di fede rimase rigorosamente confinata all’ambito del privato e quando si trattava della solennità o della salvezza dello Stato, in una sola parola dell’amministrazione e delle istituzioni, il cristiano Filippo faceva riferimento agli dei e ai valori tradizionali. Questa conversione quindi non toccava la ragion di stato ma solo la vita privata dell’imperatore. Ovviamente siamo di fronte a una conversione di fede parziale che non cambia lo stile di governo dell’imperatore di Roma, ma era pur sempre un inizio.

 

Busto dell’imperatore Filippo L’arabo | Busto dell’Augusto Galerio

L’editto di Serdica: la tolleranza verso i cristiani dell’Augusto Galerio 311 d.C.

La situazione dei cristiani nell’Impero cambia sensibilmente quando Galerio, nell’aprile del 311, emana un editto che rende possibile ai cristiani l’esercizio della loro religione. Galerio muore subito dopo, nel maggio dello stesso anno, ma l’editto sopravvive e viene attuato39.

L’editto40 è promulgato probabilmente a Serdica e pubblicato il 30 aprile a Nicomedia, la sua città di residenza, e in quello stesso periodo anche in altre città. Il testo latino dell’editto ci è stato tramandato da Lattanzio42. Probabilmente lo scrittore usa la pubblicazione di Nicomedia come testo di riferimento, perché lo menziona espressamente.

Per l’Impero, nel suo complesso, l’editto promanato da Galerio in favore dei cristiani significa in particolare la fine delle persecuzioni e il temporaneo affermarsi, nelle diverse prefetture, di un modo sostanzialmente uniforme ed accettevole di trattare i cristiani.

Si annuncia il nuovo indirizzo politico, ricondotto alla clemenza degli imperatori: in esso si ammette la fede cristiana e si concede ai cristiani di ricostruire i propri luoghi di culto56; poi si annuncia una lettera ai governatori delle province come regolamento più dettagliato57

La vittoria di Costantino a Ponte Milvio 312 d. C.

Costantino era favorevole al culto di Apollo-Sole, una specie di monoteismo: il Sol invictus (in cui il padre Costanzo credeva). La prima manifestazione autonoma di Costantino nel campo religioso (ovviamente pagano) è la visita al tempio di Apollo (308 d.C.), prima di attaccare i Franchi.

Successivamente, Costantino, secondo quanto raccolto dallo storico Eusebio di Cesarea (che era anche suo consigliere e biografo), cambia idea e la dettaglia con il racconto di una sua visione. Eusebio riporta che alla vigilia della battaglia decisiva di Ponte Milvio contro Massenzio, per prendere il potere su Roma, Costantino ha un sogno illuminante sul Cristo che gli indica “sotto questo segno vincerai” (che vedremo meglio fra qualche riga). Costantino viene molto colpito dal sogno per cui fece mettere i simboli X e P sugli scudi dei suoi soldati. Eusebio presentò il gesto come una testimonianza della fede cristiana di Costantino, in quanto X e P sarebbero l’inizio della parola Cristo scritta in greco. A questo sogno si fa risalire la presunta conversione di Costantino al cristianesimo, ma in effetti Costantino agisce come imperatore di Roma e compie il gesto più come regnante che convertito.

Costantino (306-337 d.C.) era un vero e proprio uomo di potere senza scrupoli. Salì al potere con un colpo di stato militare, poiché, essendo figlio della concubina Elena, non poteva succedere legalmente al trono del padre Costanzo, imperatore d’Occidente.

Pur di diventare unico Augusto dell’impero romano, egli eliminò utilizzando mezzi malvagi e spietati ogni possibile rivale: Massimiano, Massenzio, Massimino Daia e Licinio (nominato Augusto su proposta di Diocleziano). Probabilmente portò al suicidio lo stesso Diocleziano.

Nonostante questa lunga serie di delitti eccellenti, ai quali naturalmente occorre aggiungere quelli, molto più numerosi, commessi in quanto “imperatore”, la chiesa greca lo venera ancora oggi come “santo”, insieme alla madre Elena, e “Uguale agli Apostoli”, mentre la chiesa romana gli concederà soltanto il titolo di “Grande”, ma non quello di “santo”.

La conversione di Costantino così come trasmessa dagli storici ha i contorni dell’ambiguità nella sostanza, in quanto Egli restò sempre un uomo di potere e mai divenne un uomo di chiesa. Nella forma invece Costantino è colui attraverso il quale il cristianesimo e la chiesa Cattolica (Universale) si sono diffuse su tutto il pianeta con influenze positive per i secoli futuri.

 

Busto dell’Imperatore romano Costantino e mappa dei confini dell’impero circa nel 320 d.C.

 

Lo storico di Costantino narra che la notte prima della battaglia di Ponte Milvio Costantino aveva risolto con un sogno una contrapposizione inestinguibile di fede personale e politica. La soluzione era accompagnata da una forte rivelazione: Costantino, come raccontato a Eusebio, riceve in sogno la famosa rivelazione “in hoc signo vinces” (Sotto questo segno vincerai).  Inoltre, lo storico Lattanzio afferma che la visione ordinò a Costantino di apporre un segno riferito a Cristo sugli scudi dei propri soldati. Nella sua versione questo è descritto come una croce latina con la parte superiore cerchiata come una P.

Il nuovo imperatore ed augusto diverrà davvero un grande per la nascente piccola comunità cristiana.  È innegabile che il nuovo augusto per l’occidente, pur non rinnegando il paganesimo (rimane adoratore del Sole), sulle orme del padre, si avvicinava alla croce e al monogramma di Cristo. Suo padre infatti non aveva amato la persecuzione contro i cristiani emanata da Diocleziano e risulta anche che il figlio Costantino stesso si affrettò a revocarla per la parte dell’impero che era sotto il suo diretto controllo. In aggiunta a questo fatto a metà tra storia e tradizione costantiniana, dobbiamo evidenziare l’evento politico-sociale-religioso che cambiò la storia del cristianesimo che Costantino confeziona a Milano, subito dopo questa vittoria a Ponte Milvio.

L’editto di Milano 313 che per la brevità del testo e per la sua importanza strategica, si riporta nelle parti più salienti 

Sono convenuti felicemente in Milano i due Augusti:

Costantino per l’occidente e Licinio per l’oriente

Nella felice occasione in cui io, Costantino Augusto, e io, Licinio Augusto, ci incontrammo a Milano, affrontammo insieme tutte le questioni relative al benessere e alla sicurezza pubblica.

Tra i provvedimenti che ci sembrava avrebbero giovato a più persone e che fossero da disporre per primi, ci parve esservi questo, che stabilisce a quali divinità dovesse essere tributato onore di culto, al fine di dare, tanto ai cristiani quanto a tutti, libera facoltà di seguire la religione che ciascuno voglia, sicché qualsiasi divinità risieda in cielo, essa possa essere benevola e propizia a noi e a tutti coloro che sono posti sotto la nostra autorità.

Perciò ci è sembrato con sana e retta riflessione di dover stabilire che non si debba assolutamente negare il permesso ad alcuno che si voglia dedicare alle pratiche dei cristiani o alla religione che senta a sé più congeniale, cosicché la somma divinità, alla cui venerazione ci dedichiamo con libertà di coscienza, possa manifestare in tutto il suo consueto favore e la sua benevolenza.

Per cui è opportuno che la tua devozione sappia che ci è piaciuto di eliminare del tutto le condizioni contemplate dalle norme scritte che ti erano state fornite per il tuo ufficio riguardo alla categoria dei cristiani, cancellando ciò che in precedenza appariva odioso ed estraneo alla nostra clemenza; e ora ciascuno di coloro che desiderano seguire la religione dei cristiani la possa osservare liberamente e apertamente, senza ricavarne alcuna angoscia od offesa.

E noi abbiamo ritenuto di dover comunicare alla tua sollecitudine queste cose nel modo più completo, affinché tu sappia che noi abbiamo concesso ai suddetti cristiani assoluta e completa libertà di professare la loro fede.

E sulla base del fatto che noi abbiamo concesso questo a loro, la tua devozione comprenderà che anche ai seguaci delle altre religioni e al rispettivo culto è stata accordata la piena e libera facoltà a vantaggio della pace nel nostro tempo, cosicché ciascuno abbia il diritto di praticare liberamente la religione che ha scelto. Noi abbiamo stabilito ciò perché appaia chiaro che non viene da noi sminuito alcun atto di culto e alcuna religione.

E, oltre a ciò, riguardo ai cristiani abbiamo ritenuto di dover stabilire che siano loro restituiti, gratuitamente e senza richiesta di indennizzo, senza alcun inganno né sotterfugio, quei medesimi luoghi nei quali in precedenza erano soliti radunarsi, sui quali mediante lettere al tuo ufficio erano state anche date prima d’ora determinate disposizioni, qualora tali luoghi risultino essere stati acquistati dal nostro fisco o da chiunque altro;

e anche coloro che li hanno ottenuti in dono li restituiscano quanto prima ai medesimi cristiani, sia quelli che li hanno comprati, sia quelli che li hanno ricevuti in dono. E se vorranno chiedere un qualche risarcimento alla nostra benevolenza, si rivolgano al nostro vicario, perché si provveda anche nei loro confronti grazie alla nostra generosità. Insomma bisognerà che tutti questi edifici per tua mediazione siano restituiti al più presto, senza indugio, alla comunità dei cristiani. 

In tutte queste faccende dovrai esercitare a favore di detta comunità dei cristiani la mediazione più efficace possibile, affinché il nostro comando trovi il più rapido compimento, in modo tale che anche in questo si provveda alla quiete pubblica per mezzo della nostra clemenza.

In tal modo, come si diceva in precedenza, accadrà che il favore divino nei nostri confronti, di cui abbiamo fatto esperienza in circostanze così importanti, si manterrà per sempre propizio in ogni nostra prossima impresa, con felicità della popolazione.

Affinché possa giunger notizia a tutti delle prescrizioni di tale nostra benevola disposizione, sarà opportuno che tu diffonda ovunque queste norme, accompagnate da un tuo ordine, e le renda note a tutti, così che questa nostra benevola disposizione non possa restare sconosciuta.

A prescindere da cosa farà in concreto l’imperatore Costantino come cristiano, se sarà o meno un vero credente (gli storici sono scettici a riguardo), in quanto Costantino non smette mai di compiere assassini ed atti violenti per la ragion di stato, tuttavia con grande chiarezza politica, tramite interesse diretto dell’imperatore e secondo molti stori influenzato dalla moglie Fausta Massima Flavia, la vera convertita della casa reale, l’impero romano inizia una sua nuova era che sarà appunto quella del cristianesimo che pian piano entrerà in ogni aspetto dell’impero, soprattutto in conseguenza del prossimo gesto che Costantino sta per compier, che cambierà per sempre il cristianesimo e lo farà divenire nel corso dei secoli una religione ben organizzata e universale (cattolica) con centinaia di milioni di fedeli sparsi su tutti i continenti.

Il concilio di Nicea

Al tempo di questi fatti i cristiani rappresentavano circa al 10-12% della popolazione dell’impero romano. Ma l’aggravante nefasta era che i vescovi delle diverse chiese cristiane, non credevano tutti nelle stesse dottrine, e disputavano spesso in grande conflitto tra loro. In parole semplici la chiesa cristiana nel 320 d.C. era già in una fase di chiara e palese apostasia, ovvero aveva perso il sacerdozio e il potere della rivelazione divina che Cristo aveva dato agli apostoli per il governo della chiesa e della dottrina del vangelo.

 

Nicea si trova in Turchia ad est di Costantinopoli

 

Eppure l’imperatore Costantino vedeva nel cristianesimo alte potenzialità sul modo di pensare e di agire dei suoi fedeli, in poche parole per Costantino i cristiani erano più leali ed affidabili di qualunque altro membro di fede pagana, conclusione: se voglio governare circondato da gente fidata poco incline ai colpi di stato e agguati mortali, i cristiani sono i migliori. Probabilmente fu questa la sintesi storica di Costantino.

Costantino volle sfruttare ciò come strumento per regnare. Perciò si mise a perseguire una partita delicata, cercando di mettere ordine nella confusa e contorta palude dottrinale cristiana che si era creata in seguito allo sviluppo del messaggio dell’ebreo Gesù di Nazareth alle popolazioni convertire dai suoi discepoli, popolazioni che facevano parte del vasto impero di Roma.

Nelle Chiese cristiane del 320 d. C., per quanto concerne la fondamentale dottrina sulla divinità si sentiva di tutto e il contrario di tutto, persino sul nome della chiesa i pareri erano controversi. La verità storica risiedeva nel tragico fatto che i dodici apostoli ai quali Gesù prima della sua dipartita terrena, aveva lasciato il governo della chiesa per farla espandere sino alle estremità della terra, non avevano potuto trasmettere l’autorità apostolica del sacerdozio ricevuto dal Maestro, a nessun successore. Come prima conseguenza, i vescovi delle diverse città, succeduti agli apostoli, mancando del potere spirituale di governo del sacerdozio, si erano presi la libertà di introdurre nella dottrina i loro pensieri personali, erano quindi,  entrati tutti in apostasia, quella stessa deviazione dalla via maestra che negli atti degli apostoli e nelle lettere di Paolo è vigorosamente combattuta e arginata già dal 40 d.C. Mancando il governo apostolico la seduzione della filosofia iniziava a fare breccia tra i vescovi.

Nel 325 nessuna chiesa cristiana aveva una linea sacerdotale discendente da Cristo tramite gli apostoli.

Già nel 314 Costantino nel concilio di Arles (314 d, C.) che in base al presente scritto, ha una valenza minore, aveva avuto un assaggio dei dissensi teologici dei cristiani, mentre cercava di trovare un accordo con i donatisti, fanatici seguaci del vescovo di Cartagine, Donato. Nel caso il lettore desideri approfondire l’argomento può documentarsi sui fatti del concilio di Arles, che confermo, per il nostro obiettivo, essere un piccolo episodio preparatorio.

 

Icona rappresentante dei Vescovi e Sacerdoti al concilio di Nicea

 

Nel 325 Costantino decise di affrontare una disputa fondamentale del cristianesimo, quella sollevata dai seguaci di Ario, vescovo di Alessandria con quelli di Atanasio, vescovo di Costantinopoli. Il tema divisivo riguardava niente poco di meno la stessa origine di Gesù Cristo.

La disputa era tra Ario e Atanasio:

Per i seguaci di Ario, Cristo è figlio del Padre, è sottoposto a Lui. Essi sono due persone distinte
Per i seguaci di Atanasio Cristo é il Padre fatto uomo, quindi della stessa natura essendo la stessa persona

In effetti la dottrina più pura era quella ariana, in quanto Gesù ha sempre dichiarato di essere il figlio del Padre sottoposto alla Sua volontà. Considerato che lo scopo di questo scritto è quello di evidenziare come Roma diffuse il cristianesimo, occorre essere onesti nell’addossare alla stessa colpe non commesse. Costantino in effetti quando entra in gioco, lo fa come “convertito” e per di più con un impero sconfinato da governare, quindi si trova nel bisogno di bere l’acqua di coloro che al quel tempo possedevano il verbo. Costantino non è in grado di definire se la pura dottrina di Cristo era quella esposta dai seguaci di Ario o Atanasio.

Costantino trova la chiesa già in apostasia e non ha il potere in se di portarla alla pura origine, ma questa è un’altra storia che va approfondita a parte. A noi basta scrivere che dal punto di vista formale della dottrina, Roma trovò la chiesa già in apostasia a prescindere dalle persecuzioni e dai martiri.

I vescovi della chiesa a partire da circa il 110-130 d.C., mancando del governo del quorum dei dodici apostoli non erano riusciti a tenere fuori dalla dottrina le infiltrazioni filosofiche. La tentazione dei vescovi della chiesa, di conciliare la pura dottrina con le seducenti riflessioni della filosofia era fortissima. La scuola filosofica più famosa, quella di Atene, era in grado di porre riflessioni profondissime sulla natura di Dio. Riflessioni che in mancanza della guida divina, inevitabilmente avrebbero portato a conclusioni opposte a quelle della dottrina predicata e insegnata dal Cristo.

Faccio un solo richiamo per illustrare al lettore la drammaticità della situazione:

Per la pura dottrina del Cristo, Egli è il figlio di Dio, hanno entrambi un corpo e una dimensione ed il figlio è sottomesso a Dio Padre.

Per la filosofia di alcuni vescovi del nascente cristianesimo, Dio deve essere necessariamente infinito ed eterno, altrimenti risulta imperfetto, di conseguenza Dio non può avere un corpo, che lo renderebbe “finito”, quindi privo di un attributo della perfezione.

Pian piano i vescovi e i ferventi fedeli del cristianesimo, privi della rivelazione che governa il sacerdozio tramite i poteri del cielo, hanno sviluppato un Dio a dimensione della sensibilità filosofica, non più a dimensione divina. Cito un nome tra molti Aurelio Agostino d’Ippona meglio conosciuto come Sant’Agostino che con la sua opera ecclesiastica e di studioso ha letteralmente cambiato la dottrina del Cristo spostandola verso la filosofia, con lui Dio è solo una essenza.

Storicamente non si può addossare a Costantino questa deviazione dottrinale dal vangelo anzi Costantino risulta essere un elemento unificatore del cristianesimo, purtroppo un cristianesimo già deviato e apostata.

La questione stava spaccando in due il cattolicesimo, (nuovo nome assunto dalla chiesa cristiana), con tutto il suo corollario di scontri, ripicche, lamenti e suppliche fatte all’imperatore, che doveva di volta in volta leggere lettere e petizioni oppure concedere udienza ad una e all’altra parte.

A seguito di queste forti incombenze governative e dottrinali, Costantino, da sovrano pratico più abituato alla guerra che alla teologia, decise di convocare la più grande assemblea dei vescovi che si fosse mai vista, per risolvere in un colpo solo tutte le dispute e dare forma ad una religione che potesse entrare nell’intelaiatura istituzionale dell’impero, come era stato fatto per tutte le altre fino ad allora.

Il sovrano per l’occasione fece le cose in grande, invitando a sue spese tutti i vescovi della cristianità nella residenza imperiale di Nicea. In tutto vennero convocati oltre 1.000 prelati, ma effettivamente presenti al concilio circa 300, per la maggior parte orientali

Costantino aprì il concilio, intervenne nel dibattito e ne determinò l’andamento. Le cose andarono male sia per i seguaci di Ario, sia per quelli di Melezio e anche per i cristiani gnostici, le cui differenti visioni su Gesù Cristo (sia come natura, sia come messaggio) vennero rigettare in toto. Quando gli ariani lessero il loro credo, giusto per fare un esempio, al loro portavoce venne strappato di mano il foglio e ridotto in briciole.

Costantino era sempre presente ed interferente, voleva mettere ordine nella Chiesa sia a livello dottrinale che organizzativo, come detto prima per lui la chiesa doveva divenire la parte centrale del governo dell’impero. Ovviamente convivere anche con le altre religioni pagane

Costantino nei lavori pressava i vescovi per arrivare a risoluzioni condivise

Per prima cosa venne approvato il credo o simbolo niceno, che verrà in seguito implementato con il concetto trinitario (Padre, Figlio e Spirito Santo), dal secondo concilio ecumenico di Costantinopoli, nel 381, a questo punto la filosofia è entrata nella porta principale del cristianesimo.

 

In giallo è rappresentata la diffusione del cristianesimo prima del 320 d.C.

In verde l’espansione dopo il concilio di Nicea

 

Messi fuori gioco gli ariani, il credo niceno (Il figlio è il Padre fatto uomo, essi sono la stessa persona) attaccò anche le dottrine gnostiche, che non credevano nell’incarnazione, nella morte e nella resurrezione della carne del Cristo (per loro puro spirito). Venne ribadito il fatto che Gesù si era incarnato, era morto e infine risorto.

In base a queste disposizioni dottrinali, per volere di Costantino, tutto quello che era stato deciso a Nicea diventava d’ora in poi verità assoluta in tutta la Chiesa e di riflesso chi non vi si atteneva veniva tacciato come eretico, quindi perseguibile civilmente e penalmente. Da qui discenderà il diritto canonico che per secoli genererà lotte intestine e persecuzioni. La pena per l’eresia era la scomunica, l’esilio e nel caso peggiore, ma se ci si rifiutava di abiurare le proprie false credenze, la pena era la morte.

A margine di tutto questo, a Nicea vennero discusse anche questioni di tipo amministrativo ed organizzativo della futura Chiesa istituzionale. Fu deciso che il vescovo della capitale della provincia civile aveva un titolo superiore agli altri vescovi locali, con il titolo di metropolita, mentre Roma, Alessandria e Gerusalemme e in seguito anche Costantinopoli e Antiochia, avevano dei vescovi con una giurisdizione speciale, superiore ai metropoliti stessi.

Il concilio mise ordine anche nelle festività da celebrare, ottimizzando in alcuni casi le ricorrenze cristiane con quelle pagane.

Il Concilio si concluse con manifestazione solenne il 25 luglio del 325, giorno del ventesimo anniversario di regno dell’imperatore Costantino, che nell’orazione finale ribadì la proibizione delle dispute cristologiche, approvò la datazione della Pasqua cristiana e proclamò trionfante la raggiunta nuova unità fraterna di tutta la Chiesa.

Costantino fece di tutto per sviluppare il cristianesimo, riconoscendo come imperatore la forte base ideologica manifestata da tutti i suoi fedeli. I cristiani avevano un rigore morale che il sovrano aveva imparato ad apprezzare, la conseguenza fu che Costantino fece dalla chiesa cristiana il pilastro dell’impero che pian piano soppiantò la religione pagana. Il gioco di equilibri tra paganesimo e cristianesimo fu una scommessa vinta da Costantino che per tutta la vita rimase ambiguo dal punto di vista spirituale (pochi storici lo reputano un cristiano credente, salvo che in punto di morte), Egli esercitò la sua influenza nell’impero e nella chiesa per se stesso, in modo positivo e determinante, il personale carisma e il potere assoluto, guadagnato con il pugno di ferro delle sue armate era privo della genuina cristianità che tanto apprezzava.

 

Questa è la casa del Signore a Roma. Il Suo Tempio. E’ una bellissima opera d’arte incastonata tra pini, ulivi secolari e fiori.

L’impero di Roma quindi lega il suo destino al cristianesimo che da quel momento riempirà tutte le pagine della storia sino alla caduta dell’impero stesso nel 456.  Tuttavia quando l’impero romano di occidente cadrà, la forza dirompente delle leggi del suo “Diritto” a la bellezza spirituale del cristianesimo, conquisteranno i conquistatori, ed il “cristianesimo cattolico”, seppure dal 200 d.C. apostata rispetto agli insegnamenti del Cristo, si diffonderà ancora di più per coprire tutti i continenti e portare il nome di Cristo a milioni di persone.

Dopo Costantino si verificheranno molti altri fatti, uno più complicato dell’altro, tuttavia tirando una linea di sintesi storica, si può scrivere senza tema di essere smentiti, che dal punto di vista sostanziale, l’azione di Costantino e di Roma fu strategica per la diffusione del cristianesimo, seppure edulcorato, su tutto il pianeta.

 

Conclusione

Presidente Nelson nella preghiera dedicatoria del Tempio, ha detto:

“In questa antica e maestosa città — che sin dai tempi della Bibbia si erge in questa storica nazione che è l’Italia — riconosciamo il ministero svolto da due dei primi apostoli di Tuo Figlio, Pietro e Paolo, che un tempo benedissero questa terra con le loro opere. Che l’influenza della loro imperitura testimonianza di Gesù Cristo continui a essere percepita nei valori fondamentali di questo grande paese”. https://www.media-mormoni.it/articolo/il-tempio-di-roma

Infine, ripeto una frase della dichiarazione fatta da Presidente Nelson alla stampa, prima della dedicazione del Tempio di Roma:

 “Si tratta di un momento fondamentale nella storia della Chiesa. Le cose procedono a un passo accelerato, e tutto questo ne fa parte. Pensiamo che la Chiesa sia una chiesa antica. Ha 189 anni. Siamo solo agli inizi. Basti pensare a ciò che accadrà prossimamente e che la Chiesa avrà un futuro senza precedenti; senza paragoni. Stiamo costruendo su ciò che ci aspetta d’ora innanzi”.  https://www.media-mormoni.it

Questa è una chiara profezia, il profeta del Dio vivente, annuncia al mondo, che il Tempio di Roma è una tappa fondamentale del piano del Padre nella nostra generazione, che la sua opera sta accelerando e che stanno per accadere fatti senza “precedenti”, senza “paragoni”.

Stiamo per essere testimoni di eventi straordinari che ci coinvolgeranno in ogni parte dell’essere: politica, cultura, scienza, conflitti sociali, guerre, cambiamenti climatici e spiritualità. Il segno dei tempi è ben compreso quando l’oracolo di Dio parla, tuttavia ciò non è sufficiente occorre un cuore puro ed una mente umile, condizione indispensabile per filtrare il potente rumore centrifugo del mondo attuale che sembra dire: “non preoccupatevi di nulla, tutto va bene”.

Per vivere pienamente la profezia fatta da Presidente Nelson a Roma, questo è il giorno in cui dobbiamo rafforzare il discepolato in Cristo, indipendentemente dalle circostanze e da dove partiamo.

 

Cristo nel centro visitatori del Tempio di Roma da il benvenuto con tutti i suoi dodici apostoli del ministero in Giudea

 

Il Tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni a Roma
Il Tempio nella città eterna dove morì martire Pietro
assieme all’apostolo Paolo (apostolo delle GENTI)

 

La piazza del Tempio di Roma con il giardino e la Casa degli ospiti

 

Bibliografia

La Sacra Bibbia, versione Luzzi  Società Biblica Britannica & Forestiera

Il libro di Mormon Chiesa di Gesù Cristo S.U.G.

Dottrine a Alleanze e Perla di Gran Prezzo Chiesa di Gesù Cristo S.U.G.

Comunicati stampa apertura e dedicazione Tempio di Roma Sito url: Chiesa di Gesù Cristo S.U.G

Storia del Cristianesimo: Volume 1, l’età antica E. Prinzicìvalli Carocci editore

Storia del Cristianesimo: G. Potestà Il Mulino editore

Storia delle religioni volume 4 Gruppo editoriale l’Espresso

Storia del Cristianesimo: L’antichità: G. Filorano, E. Lupieri, S. Pricoco   La Terza editore

Gesù Il Cristo: J. Talamage Chiesa di Gesù Cristo S.U.G.

Manuale di Istituto: Nuovo Testamento Chiesa di Gesù Cristo S.U.G.

Il cristianesimo antico dalle origini al Concilio di Nicea Amazon

Costantino un imperatore latino San Paolo edizioni 2013

Edward Gibbon, Storia del declino e della caduta dell’impero romano Einaudi

Costantino ed i cristiani Cantagalli edizioni 2013

Costantino il Grande Libreria vaticana 2015

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Tacito, Annali Sito url: Wikipedia

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Aurelio Agostino d’Ippona (Sant’Agostino) Sito url: Wikipedia

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Ernesto Nudo
ernestonudo@gmail.com  –  Siracusa, Aprile 2019
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